La famiglia di Abu Jasser: una delle centinaia senza casa a seguito di ‘Piombo Fuso’.

Gaza – Infopal. All'interno di una piccola stanza nel circolo sportivo del campo profughi di Jabaliya, nel nord della Striscia di Gaza, e che non basta nemmeno per due persone, vive la famiglia di Mahmud Abu Jasser.

La stanza è del guardiano del circolo, dove la famiglia si è trasferita dopo aver perso la casa dove abitava durante l’aggressione israeliana sulla Striscia di Gaza.

Una famiglia piena di malati. La maggior parte dei membri della famiglia soffre di malattie croniche.

Il capo famiglia, Mahmud, di 50 anni, non può lavorare perché malato, perciò non riesce più a procurare alla sua famiglia né da mangiare né un’altra casa, anche se piccola. Anche sua figlia ha grossi problemi alla vista, aggravatisi dopo aver perso gli occhiali, per non parlare della malnutrizione generale di una famiglia composta di dodici persone.

Mahmud racconta: “Prima della guerra non avevamo una casa di proprietà, ma eravamo in affitto, così quando è stata bombardata ci siamo separati, ma non siamo riusciti ad ottenere né una tenda né altro, quindi  siamo stati costretti a venire nel circolo, in quanto le istituzioni non forniscono assistenza a chi era in affitto”.

E ha aggiunto: “Ci siamo rivolti a diverse istituzioni internazionali e locali nella Striscia di Gaza per chiedere aiuto e trovare un riparo, ma tutti ci chiedevano i documenti di proprietà della casa distrutta durante la guerra… però la casa in cui vivevamo era in affitto”.

I funzionari palestinesi riconoscono che i programmi di alloggiamento e di soccorso destinati a decine di migliaia di famiglie sfollate dopo la distruzione delle loro case da parte di Israele non possono coprire tutti, perché i bisognosi sono molti e gli aiuti sono pochi a causa dell’assedio israeliano alla Striscia di Gaza.

Dormono come un ‘ammasso di carne’.   La madre, Ahlam, casalinga, con la voce sommessa, ha chiesto alle associazioni nella Striscia di Gaza di fornire loro un sostegno, anche una tenda di stoffa per poterci vivere insieme ai suoi figli e a suo marito, perché attualmente dormono nella stanza del guardiano, uno sopra l’altro, come un ‘ammasso di carne’.

La madre ha raccontato che “ci sono i debiti accumulati a causa dell’affitto di due anni, di cui non riusciamo a pagare nemmeno una parte, ma se avessimo avuto anche pochi soldi non ci saremmo mai rivolti alle associazioni”.

Durante la visita, i nostri corrispondenti hanno constatato che, senza esagerazioni, la stanza in cui la famiglia vive è inidonea anche per gli animali… una situazione molto triste, non salutare, con condizioni – come la mancanza di cibo – che hanno facilitato il diffondersi di malattie tra i membri della famiglia.

L’ostacolo è l’embargo. Il ministero dei Lavori Pubblici nella Striscia di Gaza, nel corso di un'intervista con i nostri corrispondenti, ha confermato che i progetti per la costruzione di alcuni alloggi per coloro che hanno perso le loro case durante l’aggressione sono pochi, insufficienti a soddisfare tutti gli sfollati, che si contano a migliaia.

L'ing. Ibrahim Radwan, sottosegretario del ministero dei Lavori Pubblici, ha riferito che il caso di Jasser è uno tra altre centinaia simili, e ha sottolineato che verrà messo in cima alla lista delle priorità.

Egli ha spiegato che il ministero stesso e le istituzioni internazionali che lavorano nella Striscia di Gaza sono impossibilitate a fornire un rifugio alle migliaia di sfollati a causa del divieto d’importazione di materiali da costruzione imposto da Israele.

Radwan ha aggiunto che i progetti intrapresi dal Ministero (sono iniziati i lavori per la costruzione di 1.000 unità abitative nel nord della Striscia di Gaza) potranno risolvere solo in parte il problema degli sfollati.

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