Ministro degli Esteri egiziano: ‘Riaprire il valico di Rafah significa riconoscere governo di Gaza’.

Il Cairo. In un'intervista al Canale 2 della tv egiziana, il ministro degli Esteri egiziano, Ahmad Abu al – Gheit ha affermato che il suo Paese ritiene necessaria la creazione di uno Stato palestinese, con Gerusalemme come capitale, e che non c'è altra soluzione al conflitto israelo-palestinese che uno stato binazionale o l'opzione due stati per due popoli.

E ha aggiunto che l'obiettivo della sua recente visita negli Stati Uniti è stato quello di presentare la “visione egiziana per una soluzione del conflitto mediorientale” e di ottenere l'appoggio di Washington.

Ha messo poi in guardia dai piani dei fondamentalisti israeliani che prevedono l'espulsione dei palestinesi dalla propria terra.

Abu al-Gheit ha spiegato che l'Egitto non può essere lasciato solo nel promuovere tale processo di pace, ma che gli altri Paesi arabi “possono giocare un ruolo essenziale se accettassero di intraprendere dialoghi diretti con Israele”. E ha aggiunto che le divisioni interne palestinesi “servono solo gli interessi di Israele e di alcuni Paesi occidentali che stanno usando il conflitto tra Fatah e Hamas”.

Il ministro ha sottolineato che la causa palestinese è danneggiata dall'attuale situazione e ha aggiunto che Hamas “sta cercando il riconoscimento da parte del governo egiziano della propria Autorità nella Striscia di Gaza”, ma che l'Egitto “non può accettarla poiché condurrebbe ad ulteriori divisioni”.

Abu al-Gheit ha anche affermato che durante la guerra israeliana contro Gaza, iniziata il 27 dicembre del 2008, molti Paesi ritenevano necessario riaprire il valico di Rafah per permettere l'entrata degli aiuti umanitari, ma essi non hanno invece pensato alla guerra in sé e al suo impatto di morte.

Egli ha sottolineato che la piena riapertura del valico sarebbe considerata come “un riconoscimento ufficiale del controllo di Hamas sulla Striscia di Gaza, quindi una violazione egiziana dell'impegno verso Israele e la comunità internazionale”.

Tuttavia, in un notevole esercizio di “retorica”, il ministro ha dichiarato che l'Egitto sostiene i diritti dei palestinesi e la loro lotta, ed è impegnato per il benessere dei 1,5 milioni di palestinesi di Gaza.

Per quanto riguarda il Muro di acciaio in costruzione lungo i confini con la Striscia, Abu al-Gheit ha spiegato che era stato progettato lo scorso anno e che intende garantire la sicurezza e la sovranità dell'Egitto, in quanto i tunnel di Rafah sono usati “per infiltrarsi nel Paese e spacciare prodotti e armi a Gaza”.

Secondo il ministro, dunque, i tunnel non sono vitali per la popolazione assediata, ma sono solo un tramite “illegale” per lo spaccio, omettendo dunque di spiegare che tramite le gallerie vengono introdotti prevalentemente prodotti alimentari, sanitari e casalinghi.

Duro l'attacco anche contro il parlamentare britannico George Galloway, capo della delegazione Lifeline3, duramente aggredita dai militari egiziani, la settimana scorsa: “Galloway ha causato la crisi”, ha affermato, e ha aggiunto che l'Egitto “ha leggi e regolamenti che il convoglio non ha rispettato”.

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