Rapporto: 7000 prigionieri nelle carceri dell’occupazione, tra cui 37 donne e 340 bambini

 

Gaza – Infopal. Il Comitato Superiore Nazionale di solidarietà ai prigionieri – che opera con la sovrintendenza del ministero dei Prigionieri – ha redatto un rapporto sui detenuti relativo all’anno 2010.

Il rapporto fa un esaustivo studio statistico sui prigionieri riportandone la seguente composizione: 7000 sono sparsi tra (circa) 25 prigioni, centri di detenzione e centri di arresto.

Nel rapporto, preparato da Ryad al-Ashqar, responsabile della comunicazione del Comitato nazionale, si legge che, sin dall’inizio dell’anno, il numero delle prigioniere è aumentato a 37 (e questo dato si registra con l’arresto di Muntaha al-Tawil) moglie del sindaco di al-Bireh, di Fatima abu Diab (45 anni) di Gerusalemme e ancora di una terza donna di Hebron, di cui non si conosce l’identità, arrestata dopo aver accoltellato un colono israeliano all’ingresso della colonia Qiryat ‘Arba, ad est del distretto di Hebron (Cisgiordania del sud).

Tra questi prigionieri, 340 sono ragazzi sotto i 18 anni e 300 si trovano in detenzione amministrativa – quindi senza alcuna accusa e senza processo. 16 prigionieri sono membri rappresentanti del Parlamento e due ex ministri. 9 prigionieri sono stati sottoposti alla giurisdizione della Legge dei Combattenti illegali, mentre, dal 1967, 197 prigionieri sono morti.

Al-Ashqar ha poi elaborato una ripartizione dei prigionieri internati come segue:

         Negev: 1905;

         Megiddo: 1000;

         Ofer: 860;

         Nafha: 870;

         Remon: 500;

         ‘Ashqelon: 420;

          Hadarim: 150;

         Ber Sheva: 360;

         Jilbu’: 362;

         Shatta: 400;

         Prigione all’interno dell’ospedale di Al-Ramle: 45;

         Al-Damun: 200;

         Telmond e Hasharun: 37;

         Il resto si trova nei centri di indagine e di arresto.

Circa 5000, sul totale dei prigionieri, sono stati giudicati con verdetti che variano come segue: 790 sono stati condannati ad uno o più ergastoli, 1800 sono in detenzione, i palestinesi in detenzione amministrativa sono diminuiti a 300 dall’inizio dell’anno mentre, 9 (tutti della Striscia di Gaza) sono stati sottoposti alla Legge dei Combattenti illegali.

Distribuzione geografica dei prigionieri (provenienza):

         Striscia di Gaza: 760;

         Gerusalemme e Territori palestinesi del 1948: 395;

         Cisgiordania, dove le incursione sono più frequenti e gli arresti – condotti quasi con casualità – sono all’ordine del giorno.

Condizione sociale dei prigionieri:

         Celibi: 4480;

         Sposati: 2500.

Il rapporto del Comitato Superiore nazionale riporta che il numero dei prigionieri veterani (che hanno passato molto tempo nelle prigioni) e detenuti dal periodo precedente agli accordi di Oslo è di 317; una parte ha trascorso oltre 15 anni in prigione. Tra questi 114 sono leader dei prigionieri e sono coloro che hanno speso oltre 20 anni all’interno delle carceri dell’occupazione in modo continuativo. 14 hanno trascorso 25 anni in carcere e a quest’ultima categoria, da pochi giorni si è aggiunto Ahmad Faryd Shahad di Ramallah mentre tre hanno scontato 30 anni in carcere. Tra essi si ricorda Nael Al-Barghouthi, che tra un mese compirà 33 anni di prigionia e considerato il decano dei prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri dell’occupazione.

Si richiede di porre fine ai crimini di guerra e alla violenza e una trasparenza negli accordi  internazionali per i diritti umani. L’occupazione ne ha fatto una questione politica per aggravare lo stato dei prigionieri e delle loro famiglie. Nel rapporto pertanto, si richiede di esercitare pressioni.

Il rapporto nazionale ha svelato che, dopo la scorsa guerra contro la Striscia di Gaza, l’occupazione fa progressivo ricorso alla Legge dei Combattenti illegali nei confronti di 9 palestinesi che hanno finito di scontare la propria pena ma che, nonostante questo, si trovano ancora sotto sequestro.

Il rapporto sostiene che l’applicazione di questa legge non è altro che un ordine politico e costituzionale senza alcun rispetto per la legge convenzionale, lo considera un attacco ai diritti umani e un sopruso all’autodeterminazione dei prigionieri palestinesi con la distruzione di sentimenti e aspirazioni di detenuti e familiari.

Nelle conclusioni del rapporto, il Comitato Superiore nazionale si appella a tutti i figli del popolo palestinese perché cooperino alle attività del Comitato di solidarietà con i prigionieri in nome dei quali proclama l’anno 2010. Si richiama la loro causa in ogni direzione affinché facciano pressioni sull’occupante per  raggiungere un accordo internazionale sui prigionieri, si rivolge alle organizzazioni internazionali perché condannino l’occupazione per i suoi crimini di guerra perpetuati contro i prigionieri.

(Traduzione di Elisa Gennaro)

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