Addameer: 443 abitanti di Gaza detenuti nelle carceri israeliane e deprivati dei diritti umani

Ramallah – Addameer. In occasione del terzo anniversario dell’offensiva israeliana contro la Striscia di Gaza (27 dicembre 2008 – 18 gennaio 2009), Addameer rinnova la condanna della politica israeliana che ha negato per oltre quattro anni ai cittadini di Gaza detenuti nelle carceri israeliane il diritto alle visite dei familiari.

Nel giugno 2007, come parte integrante della politica volta a considerare la Striscia di Gaza come un’entità nemica a seguito dell'esito delle elezioni legislative palestinesi del 2006 (che hanno dato la vittoria a Hamas, ndr) e la cattura del soldato israeliano Gilad Shalit avvenuta nello stesso anno, Israele ha reso effettivo il divieto delle visite per i prigionieri provenienti da Gaza.

Inoltre, a partire dal novembre 2009, Israele ha effettivamente impedito a questi prigionieri di ricevere denaro dalle loro famiglie al fine di poter comprare beni di prima necessità, chiedendo che il trasferimento di denaro fosse condizionato alla registrazione fisica di un membro della famiglia presso una banca israeliana – una cosa impossibile per le famiglie che risiedono nella Striscia di Gaza.

Come risultato, i 443 palestinesi di Gaza attualmente detenuti nelle carceri israeliane sono totalmente isolati dal mondo esterno. Non sanno quello che succede al di fuori, tantomeno quello che accade alle loro famiglie, compresi i decessi dei loro parenti più prossimi. Allo stesso modo, i loro familiari sono tenuti all’oscuro sulle loro condizioni di detenzione e di salute.

L’accesso dei prigionieri ai beni di prima necessità è ugualmente limitato e le provviste sono di solito acquistate da un membro della famiglia durante le visite o comprati dai prigionieri addetti alla mensa con i fondi trasferiti dalle loro famiglie.

La politica di Israele è stata condannata, tra gli altri, dalla Palestinian and Israeli human rights organization, dalla Commissione Internazionale della Croce Rossa e dal Fact-Finding Mission dell'Onu sul conflitto di Gaza nel suo reporto sull’offensiva israeliana del 2008-2009.

Il 9 dicembre 2009, comunque, l’Alta Corte di Giustizia israeliana si pronunciò contro due petizioni presentate dal Palestinian and Israeli human rights organization nel 2008 per protestare contro l’illegalità del divieto alle visite familiari. La Corte sostenne che il diritto alle visite parentali in prigione non rientrava “nel quadro dei bisogni umanitari fondamentali dei residenti nella Striscia, che Israele è obbilgato a garantire”.

Addameer continua a sostenere che questa regola è contraria al diritto internazionale. Inoltre, afferma che la proibizione assoluta alle visite sia volta a demoralizzare e punire le famiglie dei prigionieri e, per estensione, l’intera popolazione di Gaza per la scelta politica del 2006 e per la cattura, nel giugno del 2006, di Gilad Shalit, rendendo questa manovra un chiaro caso di punizione collettiva, un crimine di guerra per il quale Israele dovrebbe essere ritenuto responsabile.

Nonostate un rinnovato appello da parte della Commissione Internazionale della Croce Rossa di ripristinare le visite parentali a seguito di uno sciopero della fame di massa promosso dai prigionieri il 27 settembre per protestare contro l’intesificarsi delle misure punitive, in aggiunta allo scambio di prigionieri eseguito l’11 ottobre, che ha visto il rilascio di Gilad Shalit e di 1.027 prigionieri politici palestinesi, non è stato fatto alcuno sforzo per cambiare la rotta di questa politica.

Israele ed in particolare il Servizio israeliano di detenzione, dovrebbe immediatamente permettere le visite parentali e le comunicazioni telefoniche ai prigionieri di Gaza, in accordo con gli obblighi legali. Addameer rigetta qualsiasi altra soluzione alternativa al completo ripristino delle visite parentali, come permettere ai prigionieri di tenere delle videoconferenza con i propri familiari, come proposto da Israele alla Commissione Internazionale della Croce Rossa.

Addameer, inoltre, fa appello ai membri della comunità internazionale, in particolare ai membri delle Nazioni Unite ed ai principali corpi ed agenzie delle Nazioni Unite, affinché condannino pubblicamente il divieto di Israele alle visite parentali per i residenti di Gaza detenuti nelle carceri israeliane, affinché intervengano immediatamente presso le autorità israeliane e le spingano ad assolvere ai loro obblighi legali internazionali revocando il divieto, ed affinché considerino Israele responsabile per la persistente punizione collettiva contro la popolazione della Striscia di Gaza.

Traduzione per InfoPal a cura di Romina Arena

 

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