Appello per Gaza e i Territori.

Appello per Gaza e i Territori.

Pubblichiamo un appello «Per Gaza e Territori» diffuso da un gruppo di
ebrei.

«Il procuratore generale israeliano Menachem Mazuz ha per ora bloccato
il taglio della fornitura elettrica a Gaza, come minacciava il Ministero
della difesa israeliano, grazie alla mobilitazione di decine di associazioni
per la difesa dei diritti umani, israeliane e internazionali. Però la
situazione nella Striscia resta disastrosa perché, nel frattempo, è comunque
stato ridotto il flusso di carburante necessario in particolare alle
attività ospedaliere. Negli ultimi giorni, dei palestinesi probabilmente
rifugiati in Egitto e in Iraq hanno cercato di raggiungere l’Italia su un
barcone: decine risultano “dispersi”, almeno 17 sono annegati.

John Dugard, relatore speciale dell’ONU, ha riferito all’Assemblea Generale, il 24
ottobre, che l’80% della popolazione di Gaza vive sotto la soglia di
povertà. In un’intervista rilasciata a Umberto De Giovannangeli sull’Unità
del 29 ottobre, John Holmes, segretario generale Onu per gli affari
umanitari, dichiara che:

• tra i beni bloccati ai valichi di frontiera ci sono prodotti di
prima necessità come il latte in polvere per i bambini, i formaggi, lo
zucchero;

• dall’estate scorsa, il numero dei convogli umanitari che hanno
potuto raggiungere Gaza sono diminuiti dai 3000 di luglio a 663 della scorsa
settimana;

• dal giugno scorso il principale punto di passaggio delle merci, il
valico di Karni, è chiuso come quello di Rafah per il passaggio delle
persone e sempre meno malati gravi possono lasciare Gaza per farsi curare in
Israele;

• secondo gli ultimi dati dell’Unrwa (l’Agenzia delle Nazioni Unite
per l’assistenza ai rifugiati palestinesi), il 90% degli stabilimenti
produttivi è fermo; da mesi non si può né importare né esportare;

• i primi a fare le spese di questa situazione sono i soggetti più
deboli, i bambini, poiché non bisogna dimenticare che bambini e adolescenti
costituiscono oltre la metà della popolazione palestinese.

Proprio delle morti di bambini palestinesi parla Gideon Levy in un
bell’articolo su Ha’aretz, poi ripreso da Internazionale n. 713 di ottobre:
“L’anno appena trascorso [per il calendario ebraico] è stato piuttosto
tranquillo. Secondo l’organizzazione per i diritti umani B’Tselem sono stati
uccisi ‘solo’ 457 palestinesi e dieci israeliani, comprese le vittime dei
razzi Qassam. Ma è stato comunque un anno terribile: tra le vittime ci sono
infatti 92 bambini palestinesi. Per fortuna, invece, nessun bambino
israeliano è stato ucciso dai palestinesi”.

Non indica il dato una sproporzione evidente tra l’insicurezza in cui si trovano gli abitanti
israeliani di Sderot e l’insicurezza ben più profonda in cui si trovano
costantemente i cittadini palestinesi? E questo senza peraltro risolvere la
questione di Sderot! È infatti del 1.11.2007 la notizia che altri Qassam si
sono abbattuti sulla cittadina israeliana; i missili non hanno provocato
vittime ma il ministro della difesa Barak ha minacciato “una vasta
operazione militare su Gaza”. La dichiarazione è allarmante, poiché sappiamo
che cosa potrebbe volere dire questa “vasta operazione”: forse l’
eliminazione definitiva della questione “Gaza” con distruzioni e morti fra
civili, il rischio della discesa in campo dei militanti di Al Qaeda e
ulteriori molto più gravi minacce a Israele. Ci chiediamo:

– In che cosa consistono le misure di sicurezza che dovrebbero essere
insite in simili operazioni militari?
Inoltre e paradossalmente, l’emergenza di Gaza “oscura” quello che
avviene quotidianamente in Cisgiordania dove, malgrado i “buoni rapporti”
fra Abu Mazen e Olmert, non solo negli ultimi mesi i posti di blocco sono
aumentati ma si susseguono raid e incursioni militari nelle strade e nelle
case palestinesi con arresti e devastazioni; i coloni quasi quotidianamente
aggrediscono – feriscono e a volte uccidono – i vicini palestinesi,
distruggono coltivazioni e raccolti, sradicano alberi nella totale
impunità.––Chiediamo ancora:

– Se il problema a Gaza sono i missili su Sderot, qual è il problema
nei Territori occupati?
Tutta questa violenza messa in atto dal governo israeliano e dall’esercito mentre si sta preparando la conferenza di “pace” ad Annapolis, è quantomeno inquietante ma forse è anche il segno di una situazione sociale, in Israele, ormai gestibile solo attraverso i riverberi di un’occupazione territoriale sempre più feroce; di una società composta da settori
profondamente indeboliti e attraversati da fratture e ferite mai rimarginate, ripiegati su se stessi e incapaci di reagire a politiche governative prone al neocolonialismo imperante che sta trasformando tutto il Medioriente in un’enorme emergenza umanitaria. Come dice Gideon Levy nell’articolo sopra citato: “Israele è l’occupazione. L’occupazione è Israele”.

Perciò, come ebrei, ci rivolgiamo:

• A tutti i gruppi e gli individui dell’area pacifista perché si
uniscano a noi in questo appello o si mobilitino con altri appelli e
pressioni per prevenire l’invasione di Gaza da parte dell’esercito
israeliano, oltre che per il ritorno a condizioni civili di vita delle
popolazioni palestinesi e la fine dell’occupazione.

• Al nostro governo e al ministro degli esteri perché faccia tutti gli
sforzi diplomatici necessari per impedire al governo israeliano questa
ulteriore follia.

• Agli esponenti del mondo ebraico perché escano dal riserbo e
condannino le politiche delle leadership israeliane che, apertamente lesive
dei diritti umani dei palestinesi, corrodono anche come un tumore maligno le
basi di una reale sicurezza (che nasce, in primis, da benessere e
solidarietà) per la società civile israeliana, continuamente ricattata dallo
spauracchio della propria estinzione».

Firmatari: Irene Albert, Dunia Astrologo, Marina Astrologo, Andrea
Billau, Angelo Camerini, Giorgio Canarutto, Paola Canarutto, Giovanni
Cipani, Ilan Cohen, Beppe Damascelli, Lucio Damascelli, Marina Del Monte,
Ester Fano, Carla Forti, Giorgio Forti, Daniel Galliani, Ivan Gottlieb, Joan
Haim, Stefano Levi Della Torre, Dino Levi, Patrizia Mancini, Miriam Marino,
Marina Morpurgo, Ernesto Muggia, Celeste Nicoletti, Carla Ortona, Sergio
Ottolenghi, Valeria Ottolenghi, Marina Piperno, Brenda Porster, Paola
Sacerdoti, Renata Sarfati, Stefania Sinigaglia, Susanna Sinigaglia, Jardena
Tedeschi, Ornella Terracini, Claudio Treves

Per contatti e adesioni: campodellapace@yahoo.it

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