Bocciate le indagini interne di Israele e palestinesi. 'Ora è necessario ricorrere alla giustizia internazionale'

Gaza – Pchr. È stato pubblicato oggi il rapporto della Commissione di esperti indipendenti, nominata dal Consiglio Onu per i Diritti umani, allo scopo di monitorare e valutare le procedure legali interne intraprese nei confronti delle violazioni della legge internazionale durante l'offensiva israeliana nella Striscia di Gaza (27 dicembre 2008 – 18 gennaio 2009).

La Commissione ha concluso che nessun'indagine è stata avviata da parte palestinese, e che allo stesso modo “non vi sono segni che indichino che Israele abbia aperto un'inchiesta sulle azioni di coloro che progettarono, ordinarono e supervisionarono l''operazione Piombo Fuso'”.

Alla luce del fallimento dei meccanismi di giustizia interni, è imperativo che ora si faccia ricorso alla giustizia internazionale.

Da tutto questo, il Centro palestinese per i diritti umani (Pchr) deduce che Israele si è dimostrato del tutto indisposto ad adempiere al priprio obbligo internazionale il quale disponeva di effettuare indagini efficienti ed efficaci sugli abusi commessi nel contesto della guerra di Gaza e a punirne i colpevoli.

Come si specifica in 'Genuinely Unwilling: An Update', alcuni fattori intrinsechi del sistema investigativo e giudiziario israeliano – in particolare nell'ambito delle inchieste, degli interrogatori e del ruolo decisionale del Military Advocate General (Mag) [il ramo delle forze di difesa israeliane incaricato delle supervisioni legali, ndr] – avrebbero ostacolato lo svolgimento d'indagini criminali efficaci.

Quest'osservazione è rinforzata e confermata dal fatto che una sola accusa ha finora portato alla condanna del colpevole – per il furto di una carta di credito – mentre la maggior parte dei casi è stata archiviata.

Il mancato rispetto israeliano delle disposizioni della Commissione e di altri organi dell'Onu, inclusa la Missione investigativa sul conflitto di Gaza, non può ostacolare la ricerca della giustizia.

Pur non essendosi lanciata in alcuna analisi approfondita del sistema investigativo e giudiziario israeliano, a causa della mancata collaborazione d'Israele, la Commissione ha concluso inequivocabilmente che le indagini non hanno coinvolto i “principali responsabili” delle dichiarazioni contenute nel rapporto della Missione investigativa, e che nonostante “la serietà delle affermazioni, finora l'inchiesta militare sembra aver prodotto molto poco”.

Allo stesso modo, da parte palestinese non sono state avviate indagini efficienti.

Le procedure palestinesi non hanno dato come risultato alcuna forma di trasparenza, né garantito il diritto legittimo delle vittime a un rimedio giudiziario efficace.

Alla luce delle procedure avviate finora e date le circostanze attuali (ivi compreso l'assenza di una separazione nel sistema politico-giudiziario), bisogna concludere che non esiste alcun meccanismo efficiente che possa essere utilizzato da parte palestinese per condurre un'inchiesta.

Più di venti mesi dopo la fine dell'offensiva, è chiaro come Israele e le autorità palestinesi si siano dimostrate indisposte e/o incapaci a garantire trasparenza e a sostenere i diritti legittimi delle vittime.

Si rende assolutamente necessario ricorrere subito ai meccanismi di giustizia internazionale, in particolare alla Corte criminale internazionale.

Ai responsabili di gravi infrazioni delle Convenzioni di Ginevra e di altri crimini di guerra non può essere concessa la totale impunità; non si può continuare a negare alle loro vittime il diritto legittimo a un'uguale protezione della legge e ad un intervento efficace a loro sostegno.

È una responsabilità che spetta alle Nazioni Unite, e in particolare al Consiglio di Sicurezza, ma anche alla comunità internazionale in generale.

Il rapporto della Commissione verrà presentato al Consiglio Onu per i Diritti umani il 27 di questo mese.

Il Pchr chiede quindi allo stesso Consiglio:

1. di riconoscere e condannare il fallimento di tutte le parti coinvolte ad aderire al loro obbligo di effettuare indagini corrette e compatibili con le risoluzioni Onu in materia, e di mettere quindi in evidenza la necessità che la comunità internazionale si attivi a favore dei diritti delle vittime e della legge internazionale, attraverso la ricerca della giustizia;

2. di raccomandare all'Assemblea Generale dell'Onu di sollecitare il Consiglio di Sicurezza – in base al capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite – a riferire la situazione d'Israele e dei Territori Palestinesi occupati alla Corte criminale internazionale;

3. di chiedere che le Alte parti contraenti delle Convenzioni di Ginevra del 1949 rispettino il loro obbligo legale a indagare e a punire chiunque sia sospettato di aver commesso gravi violazioni delle Convenzioni stesse, e che ciò avvenga anche tramite l'esercizio della giurisdizione universale.

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