‘Caso al-Mabhouh’: l’Interpol inserisce 11 sospetti nella lista dei ‘più ricercati’.

Ieri, l’Interpol ha inserito gli undici sospettati per l’assassinio di Mahmud al-Mabhuh nella lista dei “più ricercati”, ed ha inoltre fatto sapere di aver redatto delle “note rosse” su richiesta della polizia di Dubai, la quale lunedì scorso ha diffuso nomi e foto dei sospetti.

“L’Interpol ha buoni motivi per credere che i sospetti assassini abbiano rubato le identità di persone realmente esistenti – si specifica nella ‘nota rossa’ -, così quei nomi sono stati usati come copertura per commettere l’assassinio”, riferisce l’agenzia stessa su questo sito: www.interpol.int

Le “note rosse” dell’Interpol non sono dichiarazioni d’arresto, ma servono per aiutare le autorità locali ad ottenere l’estradizione di criminali.

Al-Mabhouh, il 20 gennaio, è stato trovato morto nella sua camera d’albergo a Dubai. Questa settimana, Dubai ha spiccato undici mandati di cattura verso persone che viaggiavano con passaporti europei, i quali adesso si sono rivelati falsi.

Israele accusato

Ancora giovedì scorso, il capo della polizia di Dubai, Dahi Khalfan Tamim, ha accusato direttamente il Mossad di aver organizzato l’assassinio di al-Mabhouh.

“Le nostre indagini ci dicono che il Mossad è coinvolto al 99%, se non addirittura al 100%, nell’assassinio di al-Mabhouh”, ha dichiarato Tamim al quotidiano di Abu Dhabi “The National”.

I sospetti erano caduti sin dall’inizio sul Mossad. Sei passaporti utilizzati nell’operazione sono riferibili ad israeliani con doppia nazionalità, la cui identità sarebbe stata rubata.

Mercoledì, il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman aveva affermato che non vi è alcuna evidenza del coinvolgimento di Israele.

Lieberman ha tuttavia dichiarato che Israele mantiene una “politica ambigua” sulla questione dell’assassinio di al-Mabhouh, poiché “non dà risposte: non nega e non conferma, e non vi è motivo perché Israele cambi politica”.

Crisi diplomatica

Giovedì 18 febbraio, la questione delle identità rubate ha creato un certo scompiglio a livello diplomatico per Israele, poiché Francia e Germania si sono affiancate a Gran Bretagna e Irlanda nella decisione di chiedere spiegazioni all’ambasciatore israeliano.

”Alla luce delle informazioni disponibili, credo sia della massima importanza spiegare le circostanze in cui è stato assassinato Mahmoud al-Mabhouh”, ha detto il ministro degli Esteri tedesco Westerwelle. “La Germania farà tutto il possibile per risolvere la questione”, ha osservato.

Anche un passaporto tedesco e uno francese sono stati infatti usati dagli assassini, tutti fuggiti nell’UE prima di essere identificati.

Intanto, giovedì scorso, l’ambasciatore israeliano ha dovuto rispondere ad alcune domande postegli dalle autorità britanniche ed irlandesi sulla questione delle identità rubate.

Peter Ricketts, capo del servizio diplomatico britannico, ha chiesto all’ambasciatore israeliano in Gran Bretagna, Ron Prosor, spiegazioni su come sia possibile che cittadini britannici che vivono in Israele vedano usate le loro identità per un assassinio.

David Miliband, il ministro degli esteri della Gran Bretagna, ha descritto l’utilizzo delle identità dei sei cittadini britannici come un “oltraggio”.

Miliband ha tuttavia dichiarato che Ricketts ha fatto chiarezza su come noi “prendiamo sul serio l’utilizzo fraudolento di passaporti britannici”.

”Speriamo, e ci attendiamo, che essi cooperino pienamente con l’inchiesta promossa  dal primo ministro Gordon Brown”, ha detto Miliband, aggiungendo che spera di discutere la questione anche con Lieberman, quando lo incontrerà a Bruxelles lunedì prossimo.

Palestinian connection’

”Haaretz”, giovedì scorso, ha riportato di essere venuto a conoscenza delle identità dei due palestinesi sospettati di essere coinvolti nell’operazione, ora estradati dalla Giordania verso gli Emirati Arabi.

Ahmad Hasnin, un ufficiale dei servizi palestinesi, e Anwar Shekhaiber, un impiegato dell’Anp a  Ramallah, sono stati arrestati nella capitale giordana Amman.

”I due hanno vissuto a Gaza fino a che Hamas ha preso il controllo totale del territorio  nel 2007”, ha riferito a “Haaretz” una fonte di Hamas.

Entrambi si sono poi trasferiti a Dubai, impiegati in una ditta di proprietà di un dirigente di Fatah.

Un terzo uomo, un ufficiale della sicurezza di Hamas, è agli arresti in Siria, sospettato di aver fornito assistenza al commando che ha assassinato al-Mabhouh, ha riferito mercoledì il quotidiano britannico “The Guardian”. Fonti palestinesi nel Golfo affermano che Nahro Massoud si trova agli arresti e sotto interrogatorio a Damasco, riferisce ancora il “Guardian”.

Intanto, sempre secondo il quotidiano britannico, il capo di Hamas, Khaled Meshaal, ha negato quest’ultima accusa definendola “del tutto infondata”.

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