Continua lo sciopero della fame di 6mila detenuti palestinesi. Aderiscono anche gli ammalati

Ramallah – InfoPal. Ne avevamo già parlato nei giorni scorsi  e oggi arriva un documento palestinese che lo conferma: “Prigionieri palestinesi nelle carceri dell'occupazione isareliana continuano in massa lo sciopero della fame ad oltranza avviato esattamente una settimana fa”.

Le detenzioni in isolamento sono una delle pratiche israeliane messe sotto accusa dai detenuti palestinesi che aderiscono allo sciopero della fame.

Intervenendo nel dare la notizia, il ministero per gli Affari dei Prigionieri 'Issa Qaraqe' ha esposto le tre tipologie di detenzione in solamento praticate dalle autorità carcerarie israeliane:

1. isolamento di breve durata: dura dai tre giorni fino a diverse settimane;

2. isolamento dal resto dei prigionieri: si tratta di una politica che ha lo scopo di separare i leader dei prigioneiri da propri compagni;

3. isolamento ad oltranza: nell'ambito delle detenzioni in isolamento, questo è il metodo dell'esclusione sociale più insostenibile. Un prigioniero viene confinato in isolamento (può anche trovarsi insieme a un altro detenuto), ma gli è vietato qualunque contatto con il resto dei prigionieri e può avere una durata indefinita. Su richiesta dell'Intelligence, ogni sei mesi, un tribunale israeliano può estendere questo tipo di isolamento. Le ragioni alla base della possibile proroga si baseranno su un file segreto per mezzo del quale si impedirà all'avvocato di incontrare il prigioniero. Questo file viene presentato da un ufficiale dell'Intelligence alla procura generale che rappresenta l'autorità carceraria.

Nel rapporto si legge: “Venti palestinesi sono attualmente detenuti in isolamento. Anche una donna è stata confinata a questo tipo di detenzione. Tra di essi c'è chi è stato confinato all'isolamento più di 10 anni fa, come Hassan Salamah (dal 2002), Ahmed al-Magharabi e Mahmoud 'Issa. Il loro è uno dei casi che gli stessi detenuti definicono “la tomba della vita” poiché essi sono stati isolati in modo assoluto dal mondo esterno e dall'interno della prigione. In queste celle ritrovano solo un piccolo servizio igienico e un lavandino. Nessuna possibilità di movimento.

Le celle di isolamento sono anguste, prive di luce e aria, fattori che causano malattie. In alcuni casi vi è una finestrella talmente alta che nessuna luce naturale riesce a filtrare all'interno. Sono infestate da insetti e vi è un odore nauseabondo. Terriccio sul pavimento”.

E' ancora il ministro Qaraqe' a rendere nota la partecipazione allo sciopero della fame a oltranza dei detenuti palestinesi sofferenti sparsi tra i penitenziari israeliani di Beersheva, Ramla, Raymond, 'Ashkelon.

“Insieme ad essi, stanno scioperando anche i 24 detenuti palestinesi in gravi condizioni di salute ricoverati nella clinica del carcere di Ramla”.

“L'amministrazione penitenziaria israeliana è in stato di allerta per la portata dell'iniziativa palestinese”, ha commentato il ministro e, similmente, Qaddurah Fares, presidente del Circolo dei prigionieri ha informato che “Israele potrebbe rivedere la decisione di diminuire il tempo permesso alle visite da 45 a 30 minuti”.

Proprio Fares ha annunciato ieri una manifestazione di solidarietà con lo sciopero della fame indetto dai connazionali detenuti nelle prigioni israeliane: “Per stringersi intorno alle loro legittime richieste e per ricordare casi come quello di Fakhri Barghouthi e Akram Mansour, detenuti da Israele rispettivamente da 34 e 33 anni”.

Sono 6mila i prigionieri palestinesi che stanno aderendo allo sciopero, per protestare contro le pratiche adottate dall'amministrazione carceraria israeliana. Tra di essi ci sono anche quanti soffrono di malattie e sono in condizioni di salute critiche. Essi hanno fatto sapere che si rifiuteranno fermamente di indossare le uniformi.

Oltre a ciò, i prigionieri palestinesi in sciopero della fame chiedono il ripristino del diritto allo studio nelle prigioni, denunciano le detenzioni in isolamento, i trattamenti disumani ai quali sono sottoposti dalle autorità carcerarie israeliane, le continue perquisizioni nelle celle con la confisca dei beni personali, la recente decisione israeliana di sottrarre loro i canali televisivi satellitari arabi, il divieto a incontrare i propri avvocati, la negligenza medica e, in generale, ogni forma di punizione collettiva tra i numerosi metodi usati da Israele per umiliarli.

 

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