Conversazione con Na’el Barghouti: ‘La resistenza ha spazzato via la ruggine della nostra prigionia’

Pubblichiamo qui di seguito la seconda parte della Conversazione con Na'el Barghouhti.

Ramallah – Speciale InfoPal. Mohammed Awad incontra Na'el Barghouthi.

Libertà attesa a lungo. Dopo quasi 34 anni di carcere, al decano dei detenuti palestinesi Na'el Barghouthi è giunta la notizia dei progressi fatti nell'accordo di scambio tra palestinesi e israeliani.

Racconta Na'el: “La notizia della cattura di Gilad Shalit aveva portato a noi detenuti una nuova speranza e, da allora, abbiamo aspettato pazientemente per cinque anni. Non volevamo che i negoziatori palestinesi sapessero quanto eravamo stanchi dalla prigionia, così abbiamo tenuto duro per tutto il periodo dei negoziati, finché non ci è arrivata la notizia della conclusione dell'accordo per il nostro rilascio.

“E sebbene non avessimo mai perso la speranza nella liberazione, quel momento è stato come se ci venisse donata una nuova vita”.

Na'el descrive i momenti del rilascio: “Eravamo tristi per tutti i compagni che avremmo dovuto lasciare dietro di noi, condannati a migliaia di anni di reclusione e senza sapere quando usciranno. Essi hanno trascorso molti anni in carcere, come Ahmed Sa'daat, 'Abdullah Barghouthi, Ibrahim Hamed Muhammed Arman, Mahmoud 'Issa”.

Dopo più di tre decenni in carcere, Na'el ha trovato una situazione diversa da quella che aveva lasciato il giorno del suo arresto, nel 1978. Oggi, i suoi genitori sono defunti, suo fratello è ancora in carcere, è rimasta solo la sua sorella a riceverlo.

E proprio rivolgendosi al lei dice Na'el: “Ah quanti momenti mi fai ricordare, eppure sono momenti che mi sforzo di dimenticare…l'ho lasciata quando aveva 12 anni, oggi ho dei nipoti”.

La prima cosa da uomo libero che ha fatto Na'el è stato visitare la tomba dei suoi genitori.
Ha incontrato parenti e amici e racconta quei momenti: “E' stata una bella sensazione, ho visto le lacrime di gioia di mia sorella per la mia liberazione, miste alle lacrime di tristezza per quanto ho dovuto patire, per i decenni trascorsi in carcere..sono emozioni che ti gelano”.

L'ex detenuto ha rivolto un messaggio di ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito al suo rilascio: “La resistenza ha spazzato via tutta quella ruggine che ci ha circondato durante gli anni di prigionia, eravamo come ammuffiti e ci è giunto il sale dei nostri fratelli della resistenza per liberarci della prepotenza dell'occupante…Questo gruppo di connazionali della Striscia di Gaza assediata aveva promesso di liberarci, e ha mantenuto la promessa”.

Secondo Na'el Barghouthi, “la causa palestinese sta attraversando delle curve pericolose, nonostante le quali la vittoria arriverà e la liberazione della Palestina troverà il favore di tutta la nazione. Il popolo palestinese riavrà  finalmente la sua terra usurpata, espellendo questa presenza estranea, quella dell'occupazione israeliana”. 

Egli ha anche chiesto a tutto il mondo di sostenere il popolo palestinese nella sua lotta contro la prepotenza e l'ingiustizia di Israele, per la difesa del popolo e dei detenuti fino alla libertà e all'indipendenza.

I suoi messaggi di unità. Per Na'el, “la lotta intestina tra i figli dello stesso popolo non è in realtà una lotta tra i due Movimenti di Hamas e Fatah, ma è un conflitto tra due linee: una della resistenza e l'altra che la vorrebbe eliminare. Nessuna fazione palestinese è esclusa, ma alla fine vincerà la linea della resistenza”.

L'ex prigioniero palestinese sostiene: “La scelta dovrà ricadere sull'unità, l'opzione più sincera e maggiormente realizzabile. Abbiamo visto con i nostri occhi la gioia di tutti i palestinesi, di tutte le fazioni, al momento del nostro rilascio, e questa unità è ciò che conta. L'unità del popolo palestinese anche di fronte alle divergenze delle fazioni”.

Barghouthi ha chiesto di porre fine agli arresti politici: “Il palestinese deve restare libero nella sua patria, qualunque sia la fazione alla quale appartiene”.

Alla fine dell'incontro con il nostro corrispondente da Ramallah, Mohammed Awad, il decano dei prigionieri palestinesi, Na'el Barghouthi, 34 anni di prigione israeliana, ha ammesso di non essere pentito e che mai potrà pentirsi per quanto ha fatto per il popolo palestinese, ovunque esso si trovi: in Cisgiordania, a Gaza o in diaspora.

A tutti loro Na'el Barghouhti dedica con umiltà tutto ciò che ha fatto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.