Il Pchr: negata la liberazione del giornalista Mustafa Sabry, deliberata dall’Alta corte di giustizia.

PCHR
Centro palestinese per i diritti umani

Comunicato stampa

 

Ref: 91/2009

Data: 20 luglio 2009

Ora: 10:00 GMT

Negata la liberazione del giornalista Mustafa Sabry, deliberata dall’Alta corte di giustizia

In un grave attacco ai danni dei poteri e dell’indipendenza del sistema giudiziario palestinese, il Servizio di sicurezza preventivo (Ssp) della città di Qalqilya ha rifiutato di liberare il giornalista Mustafa Sabry, 43 anni, in prigione dallo scorso 21 aprile. La sua detenzione era stata approvata originariamente dal capo della corte militare in data 22 aprile. Lo scorso 15 giugno, l’Alta corte di giustizia di Ramallah ordinò il rilascio di Sabry. 

Il giornalista aveva inviato una petizione tramite il suo avvocato Mohammed Shdeed contro il capo dell’Ssp di Qalqilya e il capo della giustizia militare di Ramallah, nella quale metteva in discussione la legittimità del proprio arresto. In una sessione tenutasi lunedì 15 giugno, presieduta dal giudice Iman Nasser ad-Din alla presenza dei colleghi Rafiq Zuhod e Salah Manna’, l’Alta corte confermò che l’accusa militare non disponeva dell’autorità per arrestare Sabry, in quanto civile, e ne ordinò il rilascio immediato. Tale sentenza non è stata ancora applicata.

Il verdetto dichiarava testualmente:

“Rivedendo a fondo i documenti del caso e le prove fornite, osserviamo che l’imputato è un civile, e che è stato sottoposto a detenzione secondo un ordine emanato dal capo della giustizia militare in data 22 aprile 2009. L’imputato non è apparso davanti al Procuratore Generale entro le 24 ore, come stabilisce l’articolo 34 per le Misure penali, atto n.3 del 2001, il quale Procuratore ha l’autorità assoluta per investigare crimini, secondo l’articolo 55 dello stesso atto. La detenzione dell’imputato fu ordinata dal capo di giustizia militare, sebbene il tribunale militare non abbia autorità in tal senso, in quanto il suo mandato è limitato agli affari militari. Di conseguenza, la delibera del capo di giustizia militare per la detenzione dell’imputato rappresenta un’estorsione di poteri, e mina la libertà personale dell’imputato stesso, la quale è garantita dagli articoli 11 e 12 della Legge di base.”

Dalla testimonianza della moglie di Sabry e da alcune indagini condotte dal Centro palestinese per i diritti umani, sappiamo che lo scorso 21 aprile due veicoli dell’SSP giunsero a casa di Sabry per arrestarlo. Interrogata su dove fosse, la famiglia rispose che si trovava in un orto nelle vicinanze dell’abitazione. Gli ufficiali vi si recarono e lo arrestarono, portandolo al quartier generale dell’SSP, dov’è tuttora rinchiuso. Un consigliere legale dell’SSP ha riferito al Centro che Sabry è sotto la custodia dei militari per motivi di sicurezza, e che, essendo sotto inchiesta, non ha il permesso di ricevere visite. Nonostante ripetuti tentativi, la sua famiglia non è quindi ancora riuscita a vederlo.

Sabry è un corrispondente del Palestine Daily, giornale con sede a Gaza, ed è anche membro del Consiglio municipale di Qalqilya per il movimento di Hamas. Ha subito l’arresto più volte, l’ultima delle quali (escludendo quella del 21 aprile) lo scorso 31 luglio, per opera del Servizio d’intelligence generale di Qalqilya. Quest’ultimo ordinò il suo incarceramento il 13 agosto successivo. Il 10 settembre, l’Alta corte di giustizia ne ordinò anche in quel caso l’immediato rilascio, ma la sentenza non venne applicata immediatamente.

Alla luce di quanto affermato finora, il Centro palestinese per i diritti umani:

1.      Rivolge un appello al Ministro dell’Interno di Ramallah perché faccia pressioni sull’SSP e lo spinga al rispetto del verdetto dell’Alta corte e alla liberazione di Sabry

2.      Ribadisce che Sabry è un civile e, in quanto tale, l’accusa militare non ha alcun diritto di trattenerlo

3.      Esprime forti preoccupazioni sui ripetuti attacchi ai danni della libertà di espressione, e mette in evidenza la necessità di garantire protezione ai giornalisti e ai mass media, oltre che di prendere misure per assicurarsi che possano portare avanti il loro lavoro liberamente

4.      Ricorda che la libertà di espressione è garantita dalla Legge di base e dalle carte dei diritti umani internazionali

5.      Chiede ai servizi di sicurezza di Ramallah e Gaza di non coinvolgere i giornalisti nel conflitto

6.      Ricorda che gli arresti politici sono proibiti da una delibera dell’Alta corte di giustizia palestinese, emanata il 20 febbraio 1999; tutti gli organi esecutivi sono tenuti a rispettare questa delibera e a non effettuare arresti per motivi politici

7.      Ricorda che l’ininterrotta detenzione di Sabry a dispetto della sentenza della corte costituisce la violazione di un ordine legale, punibile a livello giudiziario

 

 

 

 

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