‘Il rispetto dei civili da parte di Israele’ e i giornalisti dei TG.

Riceviamo dal prof. Torri e pubblichiamo


Cari amici,
    stasera Tzipi Livni, intervistata dal TG, ha dichiarato che Israele rispetta i civili non perché glielo chieda il mondo, ma perché fa parte delle sue tradizioni non uccidere civili. Naturalmente si tratta di una verità dimostrata in maniera inequivocabile dall’intera storia di Israele, da Deir Yassin al massacro degli osservatori ONU nell’estate del 2006. Se non vado errato, nel Libano meridionale ci sono ancora le cluster bombs disseminate da Israele, in particolare negli ultimi giorni del conflitto, quando, ormai, non esiteva nessuna precisa giustificazione militare per il loro uso (questo del tutto indipendentemente dal fatto che, secondo le convenzioni internazionali, le bombe a grappolo dovrebbero essere usate solo in guerre difensiva).
    Sono cose che tutti sanno (o che tutti dovrebbero sapere), ma che all’intervistatore del TG non è venuto in mente di contestarle al primo ministro israeliano. La Livni ha anche detto che Israele fa la guerra ad Hamas, che è un’organizzazione terroristica, di cui gli stessi civili palestinesi sono vittima. A me sembrava che Hamas avesse vinto elezioni democratiche di cui gli osservatori internazionali avevano documentato l’assoluta regolarità. Ma anche questo non è sembrato argomento degno di contestazione da parte dell’intervistatore del TG. Gli americani dicono che Israele si sta solo difendendo, e un esponente della nostra maggioranza ha dichiarato che il vero squilibrio è quello fra chi si difende (gli israeliani) e chi attacca (Hamas). L’Intelligence and Information Center (un organo di propaganda israeliano) nella sua ultima lettera circolare parla di  “Escalation in the south”. In cosa consiste questa “escalation”? Nel fatto che “more than 60 rockets and mortar shells [have been] fired at the cities of Ashqelon, Netivot, Sderot and other population centers in the western Negev” (più di 60 razzi – ovviamente fatti in casa, anche se l’IIC non lo dice – e colpi di mortaio sono stati sparati contro varie cittadine israeliane) e che “Hamas dichiara la propria responsabilità nella maggior parte degli attacchi”. Sono attacchi che, come risulta dallo stesso rapporto, sono incapaci di produrre nessun danno reale, se non in casi assolutamente eccezionali, e che, nel corso dell’ “escalation”, hanno semplicmente danneggiato qualche edificio e  spaventato qualche bambino (accuratamente fotografato dall’IIC per documentare la ferocia dell’attacco palestinese). Gli israeliani, invece, secondo un articolo di Gulf News in data 28 dicembre, aggiornato alle ore 18,22, avevano in quel momento già ucciso più di 280 persone. Ma, poveretti, bisogna capirli… si stanno solo difendendo.
    E, siccome nel difendersi sono assai scrupolosi, gli israeliani stanno ora ammassando le loro truppe corazzate ai confini con Gaza, in vista di un attacco terrestre. Anche qui bisogna capirli. Soprattutto bisogna capire la Livni che, dopo tutto, deve presentarsi a breve alle elezioni. Una gloriosa spedizione contro Gaza migliorerebbe senz’altro le sue prospettive elettorali. E, dopo tutto, Hamas non è Hizballah: non ha le armi di Hizballah, non ha l’organizzazione di Hizballah, non ha neppure la profondità strategica (per quanto ridotta essa sia) su cui può contare Hizballah. Questo la Livni lo sa e, quindi, questa è la ragione del massacro in corso. E’ il calcolo di un politico cinico e senza coscienza. Ma, in un certo senso, la si può anche comprendere, se non giustificare. Non si può né giustificare né comprendere coloro che le tengono bordone, ad esempio l’intervistatore del TG, l’Amministrazione americana, il rappresentante del nostro governo che parla di guerra asimmetrica. Quella in corso non solo non è asimmetrica, non è neppure una guerra: è solo un massacro di natura terroristica.

    Michelguglielmo Torri

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