Invito ad agire contro l’ambasciata di Israele ad Amman da una pagina facebook

Di Jeremy A. Kaplan

Su Facebook una pagina creata lo scorso fine settimana invita il prossimo giovedì (15 settembre, ndr) a marciare puntando all'ambasciata di Israele ad Amman, in Giordania, pochi giorni dopo una protesta simile al Cairo, Egitto, sfociata in una furia durata 13 ore che ha allontanato la delegazione diplomatica israeliana.

Sulla pagina si legge “Il nostro motto: nessuna ambasciata sionista nel territorio giordano”. Circa 2.500 persone si sono impegnate a partecipare alla protesta in Giordania, e notizie da Israele riportano che i manifestanti potrebbero irrompere nell'ambasciata e portare via la bandiera israeliana.

Funzionari giordani si dice si stiano preparando al peggio. Ma Facebook, che ha un regolamento chiaro contro l'incitamento all'odio e alla violenza, dice che la pagina di protesta è conforme ai termini di servizio del social network, secondo il portavoce dell'azienda, Andrew Noyes.

“La pagina non viola la nostra Dichiarazione dei Diritti e delle Responsabilità, che regola la nostra relazione con gli utilizzatori finali e gli altri che interagiscono con Facebook”, ha dichiarato a FoxNews.com.

La pagina invita specificamente i giordani a partecipare a una “Million Man March” (marcia di un milione di persone) con lo scopo di far chiudere l'ambasciata. Non richiama esplicitamente alla violenza, ma piuttosto a far portare ai partecipanti bandiere giordane e striscioni.

I funzionari israeliani sono consapevoli della protesta e hanno discusso la questione con la controparte giordana nei giorni scorsi, riporta Ynetnews a Gerusalemme. Le forze di sicurezza giordane hanno così aumentato la sicurezza intorno al complesso dell'ambasciata.

“I nostri interlocutori in Giordania sono consapevoli delle sensibilità”, ha dichiarato un funzionario israeliano domenica scorsa. “Speriamo trovino un modo per prevenire violenze contro i diplomatici israeliani in Giordania”, riporta l'agenzia di stampa di Gerusalemme.

Rabbi Abraham Cooper, socio decano del Centro Simon Wiesenthal e direttore del Progetto sull'odio e sul terrorismo digitale del Centro, ha dichiarato di aver messo in guardia Facebook riguardo la protesta in programma.

“Ieri ho avuto un confronto con il nostro contatto della Facebook, perché in questo momento ci sono inviti a recarsi ad Amman per attaccare l'ambasciata di Israele il prossimo giovedì”, ha detto a FoxNews.com. “Abbiamo chiesto a Facebook di fare un controllo accurato…e magari di mettere in atto azioni forti nei prossimi due giorni”.

Facebook ha un regolamento chiaro sulla prevenzione all'incitamento all'odio, come le organizzazioni o le chiamate a raccolta che promuovono la violenza.

“Stiamo cercando di rendere il mondo più aperto, più connesso, e in ultimo un posto migliore. Organizzare atti che danneggiano altri attraverso il furto, il vandalismo o la frode, sono violazioni dei nostri termini”, dice il regolamento.

Cooper ha descritto Facebook come uno dei migliori social network in termini di sforzi per combattere l'incitamento all'odio. “Non sempre riusciamo ad ottenere la piena azione che cerchiamo…ma considerato che ci sono 600 milioni di pagine e che parliamo molte lingue…loro sono almeno nel mirino”.

“Si tratta di un'azienda che ha provato ad essere responsabile”, ha detto a FoxNews.com.

Cooper ha proseguito dicendo che prima degli attacchi all'ambasciata israeliana al Cairo, il Centro Wiesenthal aveva portato all'attenzione di Facebook molte pagine, come alcuni forum in lingua araba che fanno riferimento a loro.

Alcuni contenuti sono stati rimossi – anche se le stesse pagine sono state lasciate online. “Non hanno chiuso la pagina, ma hanno bloccato alcuni contenuti che invitavano esplicitamente alla violenza”, ha dichiarato.

Traduzione per InfoPal a cura di Federica Daga

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