Israele separa ancora i palestinesi del ’48 sposati con palestinesi di Gaza e Cisgiordania

Imemc, InfoPal. Da quando Israele ha adottato nel 2003 “misure per la sicurezza e d’emergenza”, le coppie miste israelo-palestinesi vivono in una situazione di limbo.
Questa situazione permarrà ancora in futuro, dopo che l’Alta Corte ha respinto ieri una petizione nella quale si chiedeva di permettere a queste famiglie di poter vivere unite.

La controversa “Legge sulla Cittadinanza” di Israele prevede che ogni persona di discendenza ebraica possa essere naturalizzato e possa quindi diventare cittadino israeliano (Legge del Ritorno). Ma la stessa legge include anche disposizioni che rendono estremamente improbabile per i non ebrei diventare cittadini israeliani.

Fino al 2003, i non ebrei, palestinesi compresi, sposati a cittadini israeliani, sarebbero ancora potuti diventare cittadini di Israele.
Poi, in quello stesso anno, la Knesset (il parlamento israeliano) approvò il provvedimento con il quale si introduceva per i palestinesi sposati a israeliani, il divieto di ottenere la cittadinanza israeliana. Se inizialmente il provvedimento fu considerato una misura d’emergenza temporanea, diretta a impedire che combattenti palestinesi potessero introdursi legittimamente in Israele e sferrare attacchi, a distanza di 9 anni, la Knesset non dimostra di avere intenzione di rimuoverla.

Nel 2007, la legge fu anzi estesa fino a includere iracheni, siriani, iraniani e libanesi sposati a israeliani.

La decisione giudiziaria di ieri investe oltre 100mila palestinesi della Cisgiordania e di Gaza sposati con cittadini israeliani.

Queste persone vivono nel limbo, per riuscire a vedere il proprio coniuge, devono chiedere costantemente il permesso, senza mai avere la certezza che Israele lo concederà.
Essi, inoltre, non possono svolgere né avere un’attività lavorativa in Israele, e questa realtà rende estremamente ardua e stressante la loro vita quotidiana.

Nel 2008, un servizio della BBC raccontò la storia di Mohammed e Lana Khatib, palestinesi che non possono vivere insieme a causa dell’emendamento alla Legge di Cittadinanza.
Lana è di Jenin (Cisgiordania) mentre il marito, Mohammed, è cittadino di Israele.
In quell’occasione, lui aveva parlato di una “vita condotta in uno stato di insicurezza” e aveva detto: “Probabilmente verrà il giorno in cui Israele non concederà a mia moglie il permesso e io resterò da solo con due bambini”.

(Nella foto: Mohammed e Lana Khatib. Imemc).

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