Israele sottrae il 95% dell’acqua alla Palestina.

Un rapporto internazionale ha rivelato che una delle pratiche di aggressione perpetrata dall’occupazione israeliana contro il popolo palestinese è “la guerra della sete”.

E’ un altro, crudele, modo per combattere contro la popolazione palestinese, dopo che con i cannoni e i carrarmati non sono riusciti a piegarne la volontà.

Il rapporto, pubblicato dal quotidiano Falastin, “Palestina”, ha evidenziato come l’occupazione israeliana tenti con tutti i mezzi di stringere un assedio economico, quotidiano, ai palestinesi.

Il rapporto sottolinea che Israele tratta l’acqua, “fonte di vita”, come una questione strategica, tentando di controllare tutte le sorgenti idriche della zona.
Il rapporto riferisce che i numeri confermano che “l’occupazione controlla il “95%” dell’acqua palestinese in Cisgiordania e Striscia di Gaza, e sta pianificando di privare del tutto la popolazione palestinese.

150 cittadine in Cisgiordania soffrono per la mancanza d’acqua, e fino ad oggi non sono legate ad una rete idrica.

Il giornalista Jadon Levi, esperto in diritti umani al giornale ebraico Haaretz, ha accusato il governo di occupazione di operare per impedire l’approvvigionamento dell’acqua nelle cittadine palestinesi.

In un’inchiesta giornalistica ha scritto: “Mentre l’Organizzazione internazionale per la Sanità parla di un fabbisogno giornaliero minimo di 100 litri di acqua a persona, gli israeliani ne consumano in media 348 litri al giorno. Il governo di occupazione concede a ogni palestinese al massimo 70 litri d’acqua al giorno”.
Levi ha criticato il governo israeliano di non aver rispettato gli accordi speciali siglati con l’Autorità Nazionale palestinese che riguardano la distribuzione dell’acqua: “Ancora 150 cittadine in Cisgiordania soffrono per la mancanza d’acqua e fino ad oggi non sono collegate ad una rete idrica”.

Il rapporto porta come esempio la cittadina di Aqraba (una su undici limitrofe), che soffrono la sete per volontà israeliana: non hanno una rete idrica, i cittadini, i contadini e gli allevatori di bestiame comprano acqua da autobotti, a caro prezzo (anche 50 dollari ad autobotte).

Un contadino, Abu Hasan al-Aqrabawi, ha raccontato: “L’acqua piovana raccolta è finita da tempo, i pozzi sono vuoti. Questo fatto rappresenta un problema difficile da risolvere per i villaggi e le città. Gli animali soffrono la sete e ciò causa la diminuzione della produzione di latte e della riproduzione, e aggrava il disastro economico per tutta la zona e per la Cisgiordania”.

Il rapporto denuncia anche il caso della cittadina di Burqin, nella provincia di Salfeet, i cui abitanti sono costretti a comprare l’acqua dalle colonie che a loro volta la rubano dalla Cisgiordania.
Il rapporto ha riferito che le cittadine di Kufr ad-Dik e Burqin soffrono ogni anno per la siccità. La media di consumo giornaliero per ogni cittadino non supera i 18 litri al giorno, ed è la più bassa media in tutta la Palestina. Il consumo medio dei coloni, nella provincia di Salfeet, raggiunge 400 litri al giorno pro-capite.

Statistiche
Il rapporto ha evidenziato la grande differenza di utilizzo dell’acqua tra palestinesi e occupazione: “I numeri indicano che l’israeliano consuma in media fino a 274 litri al giorno, mentre il palestinese non supera il 65 litri”.
Inoltre, l’acqua contiene molto cloro e ossido, elementi che rappresentano un pericolo per la salute. L’alto livello è causato dal controllo da parte di Israele del bacino del giordano e sotterraneo delle acque.

Il rapporto ha chiarito che le aziende israeliane che gestiscono le risorse idriche attuano una politica di divisione e separazione: d’estate diminuiscono, anziché aumentare, la quantità d’acqua destinata ai palestinesi per coprire la richiesta delle colonie.

Negli insediamenti si vedono i coloni che annaffiano i prati verdi, con l’acqua che fuoriesce nella strada. Tuttavia, dall’altra parte, nella zona palestinese, la gente innervosita cerca l’acqua, ha sete.

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