L’occupazione israeliana tortura un dirigente di Hamas rinchiuso in prigione.

La famiglia Abu Al-Heja, residente nel campo profughi di Jenin, in Cisgiordania, ha riferito che le autorità di occupazione israeliane tengono in isolamento da tre anni il loro congiunto, Shaikh Jamal Abdelsalam, 50 anni, rinchiuso nella prigione di Bersheba. E hanno aggiunto che l’uomo è stato colpito con il laser che gli ha causato allergie su tutto il corpo.

La famiglia di Abu Al-Heja ha inviato lettere alle diverse organizzazioni per i diritti umani e ai mezzi di informazione dichiarando che  Shaikh Jamal soffre di diverse malattie allo stomaco e di altri dolori causati dalla mano amputata.

La famiglia si è appellata alle organizzazione umanitarie affinché intervengano immediatamente per alleggerire la pressione psicologica e fisica su Shaikh Jamal e perché sia concesso loro di fargli visita – dall’arresto, nell’anno 2002, fino ad oggi, le autorità israeliane non hanno permesso di visitarli.

Da parte sua, l’associazione "Nafha" per la difesa dei diritti dei detenuti, di Jenin, ha condannato l’uso del laser da parte delle autorità carcerarie israeliane nella cella di Shaikh Jamal: “Contrariamente a tutte le regole umanitarie e del diritto internazionale, le autorità di occupazione sioniste proseguono l’isolamento di Shaikh Jamal. Il prigioniero ha una mano amputata. Tre dei suoi figli sono in prigione: Abdelsalaam, condannato a sette anni, Imad in detenzione amministrativa, Asem in arresto da due mesi”.

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