La guerra dei droni.

Gli Stati Uniti danno la caccia a i militanti di Al Qaeda in Pakistan con aerei comandati a distanza da piloti che hanno licenza di uccidere. Ma le vittime sono spesso civili innocenti. L'inchiesta del New Yorker

ll 5 agosto nella sede della Cia di Langley, in Virginia, alcuni funzionari stavano esaminando le immagini in primo piano di uno dei terroristi pachistani piu ricercati del mondo: Baitullah Mehsud, il capo dei taliban in Pakistan. Era disteso sul tetto della casa di suo suocero a Zanghan,un villaggio del Waziristan meridionale. Era una calda notte d'estate, e con lui c'erano anche sua moglie e uno zio infermiere. A un certopunto si è visto chiaramente che Mehsud, malato di diabete e con un problema ai reni, si faceva fare un'iniezione endovenosa.
Le immagini erano riprese dalla telecamera a raggi infrarossi di un Predator, un aereo senza pilota controllato a distanza, che sorvolava la casa a circa tremila metri di altezza. Il ministro dell'interno pachistano A. Rehman Malik, che ha visto personalmente il video, mi ha rivelato in seguito che Mehsud era sdraiato sulla schiena. “Era un'immagine perfetta”, ha commentato. “Quando nei film di James Bond il protagonista parlava in una scarpa o in un orologio da polso, ci sembrava fantascienza. Ma questa è realtà”.
Le immagini erano rimaste abbastanza stabili anche quando dall'aereo erano partiti due missili Hellfire. I militari statunitensi avevano assistito all'esplosione in diretta. Quando la nuvola di polvere si era dissipata, tutto quello che rimaneva di Mehsud era il tronco. Con lui sono morte altre undici persone: la moglie, il suocero, la suocera, un suo luogotenente e sette guardie del corpo.
Il governo pachistano considerava Mehsud il suo principale nemico, perche lo riteneva responsabile della maggior parte degli attentati terroristici commessi nel paese, compresi I'assassinio dell'ex primo ministro Benazir Bhutto ll 27 dicembre 2007 e I'attacco al Marriott Hotel di Islamabad nel settembre del 2008, in cui sono morte più di cinquanta persone. I pachistani erano convinti anche che Mehsud aiutasse i suoi alleati afgani a organizzare attacchi contro le truppe americane e della coalizione al di là del confine. Roger Cressey, un ex esperto di antiterrorismo del consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti che ora lavora per la società di consulenza Good Harbor, ha detto: “Sia noi sia i pachistani siamo stati felici di veder saltare in aria Mehsud”. Quindi non c'è stata nessuna polemica quando, qualche giorno dopo, la Cnn ha raccontato che era stato lo stesso Obama ad autorizzare I'attacco.
Piu o meno negli stessi giorni, il Wall Street Journal ha rivelato che quando era presidente George W. Bush la Cia aveva preso in considerazione I'idea di formare dei commando per catturare o uccidere gli agenti di Al Qaeda in tutto il mondo. L'articolo ha provocato forti polemiche, che sono aumentate quando il New York Times ha rivelato che per portare a termine questa delicata operazione la Cia si era rivolta alla società di sicurezza privata Blackwater, che oggi si chiama Xe Services. Alcuni parlamentari delle commissioni di sicurezza della camera e del senato hanno invocato un'inchiesta sul programma, sostenendo di non saperne nulla. Molti giuristi hanno spiegato che, se il programma fosse diventato operativo, avrebbe violato una legge firmata nel 1976 dal presidente Gerald Ford che vietava ai servizi segreti americani di commettere omicidi.
Hina Shamsi, un'awocata esperta di diritti umani dell'università di New York, è rimasta colpita dall'incoerenza delle reazioni dell'opinione pubblica: “Ci siamo arrabbiati moltissimo per un programma di omicidi mirati che non è stato mai messo in atto, mentre I'impiego dei droni è una realtà. Si tratta comunque di omicidi in territorio straniero decisi dallo stato”. E anche in questo caso si ricorre ai contractor privati per alcune attività, tra cui far volare gli apparecchi. I dipendenti della Xe Services si occupano della manutenzione dei missili Hellfrre e li caricano sugli aerei. Vicki Divoll, un ex awocato della Cia che insegna all'accademia navale di Annapolis, ha osservato: “Per molti I'idea di un Predator che uccide un gruppo di persone è meno fastidiosa di un boia che taglia una testa sola. Ma è pur sempre omicidio”.

Quattro attacchi alla settimana

Il governo statunitense ha due programmi che prevedono I'uso di droni. Quello militare, che e di pubblico dominio, riguarda le zone di guerra dell'Afghanistan e dell'Iraq ed e diretto contro i nemici delle truppe americane che si trovano in quei paesi. Di conseguenza, fa parte della strategia di guerra convenzionale. L'altro programma, che è della Cia, punta invece a colpire le persone sospettate di terrorismo in tutto il mondo, quindi anche nei paesi in cui non ci sono soldati americani. È stato avviato dall'amministrazione Bush e, secondo Juan Zarate, che all'epoca era il consulente antiterrorismo della Casa Bianca, è rimasto praticamente identico con I'amministrazione Obama. Il programma è segreto e i servizi si rifiutano di fornire informazioni su chi lo dirige e su quante vittime ha fatto finora e dove.
Eppure ogni settimana arrivano nuove notizie di attacchi aerei in Pakistan. Spesso sono informazioni di seconda mano difficili da confermare, perché il governo e l'esercito pachistani hanno cercato di tenere i giornalisti lontani dalle zone degli scontri.
Ma anche se non e possibile avere un resoconto preciso di questi episodi, la situazione generale è chiara: la Cia sta portando avanti con i servizi segreti pachistani una campagna per eliminare i terroristi che si sono rifugiati nelle zone più inaccessibili del paese. I primi due attacchi aerei della Cia in Pakistan sotto I'amministrazione Obama sono stati lanciati la mattina del 23 gennaio 2009, appena tre giorni dopo I'insediamento del nuovo presidente. Nel giro di poche ore si è saputo che le bombe avevano ucciso circa venti persone. Nel primo raid sono rimasti uccisi quattro arabi, probabilmente tutti di Al Qaeda. Ma nel secondo il drone ha preso di mira la casa sbagliata e ha colpito la residenza del capo di una tribù filogovernativa a una decina di chilometri dalla città di Wana, nel Waziristan meridionale. Nell'esplosione è rimasta uccisa I'intera famiglia dell'uomo, compresi tre bambini, uno dei quali di cinque anni. I due attacchi non sono mai stati confermati ufficialmente.
Da allora i bombardamenti della Cia sono continuati a ritmo serrato. Secondo uno studio pubblicato di recente dalla New America foundation, da quando Obama è diventato presidente il numero degli attacchi dei droni è aumentato. Durante i primi nove mesi emezzo del suo mandato, Obama ha autorizzato tanti attacchi aerei in Pakistan quanti ne ha ordinati Bush negli ultimi tre anni della sua presidenza. Gli autori dello studio, Peter Bergen e Katherine Tiedemann, sostengono che I'amministrazione Obama ha autorizzato almeno 47 attacchi missilistici in Pakistan, al ritmo di circa uno alla settimana. Da gennaio a ottobre nei raid della Cia sono morte tra le 326e le 538 persone. Molti sostengono che le vittime erano in gran parte civili innocenti o bambini. Solo nell'ultima settimana del settembre 2009 ci sono stati quattro attacchi, tre dei quali nel giro diventiquattr'ore. Secondo un ex funzionario dell'antiterrorismo della Casa Bianca, nei cieli del Pakistan ci sono sempre dei droni della Cia in cerca di bersagli. Sarebbero talmente tanti che spesso, spiega I 'ex consulente, non si riesce a stabilire quale operatore ha colpito un obiettivo e quale un altro, e nascono “problemi di comando e controllo”.
La General Atomics Aeronautical Systems, I'azienda che fabbrica il Predator e il Reaper, un aereo dotato di armi ancora più potenti, fatica a star dietro alle richieste del governo. La flotta dell'aviazione militare statunitense è passata da circa cinquanta droni nel 2001 a quasi duecento, anche se la Cia non vuole far sapere il numero esatto. Il governo commissionerà centinaia di nuovi apparecchi, e molti saranno della nuova generazione di “nanodroni”, in grado di seguire il bersaglio attraverso una finestra aperta.Soldati da scrivaniaVisto che I'opinione pubblica approva sempre meno la presenza delle truppe americane in Afghanistan, a Washington molti pensano che bisognerebbe usare di piu i Predator: invece di cercare di stabilizzare l'Afghanistan attaccando i taliban, gli Stati Uniti dovrebbero concentrarsi sull'antiterrorismo, e sfruttare le tecnologie più avanzate per eliminare i leader di Al Qaeda e i loro alleati. A settembre del 2009 l'opinionista conservatore George Will ha firmato un editoriale sul Washington Post intitolato “È ora di lasciare l'Afghanistan”. Secondo Will “l'America dovrebbe fare solo quello che è possibile fare dall'esterno, usando i servizi segreti, i droni, i missili cruise, i raid aerei e piccole unità delle forze speciali, concentrandosi sui 2300 chilometri di frontiera con il Pakistan, che sono i piu importanti”. Sembra che il vicepresidente Joseph Biden sia d'accordo con lui.
È facile capire perche questo modo di fare la guerra ad Al Qaeda possa sembrare convincente, ma il programma Predator comporta un uso radicalmente nuovo e praticamente senza confini geografici della violenza di stato. La sua adozione non è stata preceduta da un adeguato dibattito pubblico. Inoltre, a causa della segretezza del programma, la Cia non è tenuta a rendere conto delle sue operazioni, anche se hanno provocato molte vittime civili in un paese politicamente fragile e in possesso di armi nucleari con il quale gli Stati Uniti non sono in guerra. Se qualcosa andasse storto, non sappiamo quali potrebbero essere le conseguenze. I Predator della Cia sono controllati da civili, agenti dei servizi segreti o contractor privati. Secondo un ex funzionario dell'antiterrorismo, i privati sono “professionisti esperti, spesso si tratta di militari o agenti segreti a riposo”. All'interno della Cia, il controllo dei veicoli senza pilota è distribuito tra diverse squadre di piloti e operatori. Un gruppo lavora all'estero, nei pressi dei campi d'aviazione segreti in Afghanistan e Pakistan, e si occupa dei decolli e degli atterraggi.
Una volta che i droni sono in volo, i controlli passano elettronicamente agli operatori di Langley. Manovrando console simili a quelle dei videogiochi, questi operatori, che non hanno bisogno di un brevetto da pilota, siedono accanto agli agenti dei servizi segreti e guardano su un grande schermo piatto le immagini riprese dalla telecamera del drone. Possono far virare I'aereo, zoomare sul paesaggio e decidere se colpire un obiettivo. Altre informazioni, inviate a Langley dall'agenzia per la sicurezza nazionale, confermano che I'obiettivo è statoindividuato correttamente. La Casa Bianca ha delegato ogni decisione ai funzionari della Cia, tra cui il capo del centro antiterrorismo, la cui identita è segreta perche agisce in incognito.
Chiunque abbia seguito un attacco aereo su un monitor afferma che è una scena impressionante. “Ho visto quelle persone in miniatura che correvano e la bomba che esplodeva. Quando il fumo si è diradato c'erano solo macerie carbonizzate”, racconta un ex agente della Cia inviato in Afghanistan dopo I'11 settembre. Le persone che corrono in cerca di riparo sono diventate uno spettacolo cosi frequente che per indicarle e stato coniato il termine gergale squirters, quelli che schizzano.

Licenza di uccidere

Peter W. Singer, I'autore di Wired for war, un libro pubblicato di recente sulla rivoluzione robotica nella guerra moderna, sostiene che la tecnologia dei droni e pericolosamente “seducente”, perché dà la sensazione che la guerra possa essere “a costo zero”. Lontani dalla realtà dei bombardamenti in Pakistan, gli americani ignorano il prezzo in vite umane e le conseguenze politiche e morali dell'uso dei droni. Quasi tutte le vittime restano sconosciute e nessuno vede i danni causati dalle bombe. A differenza di quanto è awenuto a Gaza, dove I'uccisione mirata dei soldati di Hamas da parte dei militari israeliani è stata ampiamente documentata e I'opinione pubblica si è resa conto della gravità dei danni collaterali e del numero di vittime civili, le zone tribali del Pakistan sono per lo piu vietate ai mezzi d'informazione. Di conseguenza, nessun filmato di droni in azione è stato reso pubblico e sono state pubblicate solo poche fotografie che documentano le conseguenze degli attacchi.
Perfino i piloti vivono le imprese dei Predator come qualcosa di irreale. Si dice che alcuni indossino la divisa di volo quando manovrano i droni a distanza. Ma quando finiscono il turno, questi soldati da scrivania possono tornare a casa e cenare con la loro famiglia. Molti pensano che questi sistemi automatizzatt, che risparmiano a chi combatte qualsiasi pericolo o sacrificio, stanno creando quella che Brian Burridge, un ex generale dell'aeronautica britannica in lraq, ha definito “una guerra senza virtù”, che non richiede né coraggio né eroismo. Secondo Singer, alcuni piloti dei Predator soffrono di stress da combattimento quanto o più dei piloti che combattono sul campo. Questo farebbe pensare che il combattimento virtuale, nonostante la sua apparente asetticità, sia comunque una forma di guerra logorante. Alcuni sostengono che l'uso dei Predator ha un costo politico più alto. Secondo Mary Dudziak, che insegna alla Gould school of lawpresso I'università della Southern California, “i droni sono un prodotto tecnologico che tiene il popolo americano all'oscuro di una guerra e impedisce il controllo politico dei conflitti”.
Il programma di omicidi mirati compiuti dai Predator segna “un cambiamento epocale”, afferma Gary Solis, un docente della Georgetown university che ha smesso da poco di insegnare legge all'accademia militare degli Stati Uniti. “Fino a qualche anno fa i vertici militari lo consideravano ripugnante e lo avevano rifiutato espressamente”. Nel luglio del 2001, due mesi prima che gli attacchi di Al Qaeda a New York e Washington cambiassero completamente I'atteggiamento americano, gli Stati Uniti avevano condannato gli omicidi mirati commessi da Israele nei confronti dei terroristi palestinesi. L'ambasciatore americano in Israele Martin Indyk disse: “Il governo degli Stati Uniti è decisamente contrario agli assassini mirati. Sono omicidi extragiudiziali, e non intendiamo avallarli”.
Prima dell'11 settembre la Cia era finita nell'occhio del ciclone per alcuni omicidi commessi in passato e si rifiutava di usare i Predator, se non per le operazioni di ricognizione. Daniel Benjamin, il direttore dell'antiterrorismo del dipartimento di stato, e Steven Simon, un ex consulente antiterrorismo, nel loro libro del 2002 intitolato The age of sacred terror raccontano che la settimana prima degli attacchi di Al Qaeda, George Tenet, che all'epoca dirigeva I'agenzia, dichiarò che sarebbe stato “un terribile errore” per “il direttore della Cia usare un'arma come quella”.
Ma dopo l'u settembre,la Cia cambiò atteggiamento e chiese alla Casa Bianca più autonomia. Nel giro di pochi giorni, il presidente Bush firmò un memorandum segreto che dava alla Cia il diritto di uccidere i militanti di Al Qaeda e i loro alleati praticamente in qualsiasi parte del mondo. Il congresso approvò questa linea, votando una legge sull'autorizzazione all'uso della forza militare. I consulenti legali di Bush presero come modello Israele, sostenendo che il governo statunitense aveva il diritto di usare laforzacome autodifesa “preventiva” contro chi era sospettato di terrorismo. Dato che il terrorismo era considerato un atto di guerra e non piu semplicemente un crimine, I'amministrazione Bush riteneva di non essere più soggetta ai vincoli legali che imponevano di processare i presunti terroristi.
Nel novembre del 2002 alcuni alti funzionari dell'amministrazione annunciarono pubblicamente il successo dell'attacco di un Predator contro un militante di Al Qaeda, Qaed Salim Sinan al Harethi, sospettato di essere il responsabile dell'attacco al cacciatorpediniere Uss Cole del 2000. Harethi fu ucciso da un missile Hellfire che fece saltare in aria I'auto in cui viaggiava con altri cinque passeggeri su una strada deserta dello Yemen. L'allora vicesegretario alla difesa Paul Wolfowitz elogiò la nuova tattica, dichiarando alla Cnn: “Ogni volta che otteniamo un successo come questo, speriamo non solo di esserci liberati di una persona pericolosa, ma anche di aver imposto ai terroristi di cambiare il loro modo di agire”.
All'inizio alcuni esperti di intelligence erano scettici sull'uso dei droni. Nel 2002 Jeffrey Smith, un ex consulente della Cia, disse a Seymour Hersh, che stava scrivendo un articolo per il New Yorker: “Se li uccidiamo non potranno parlare. Creeremo solo altri martiri”. E in un'intervista rilasciata al Washington Post, lo stesso Smith disse che gli attacchi con i droni potrebbero “far pensare che assassinare le persone sia un comportamento accettabile. L'assassinio come norma di condotta internazionale mette in pericolo la vita dei politici statunitensi e degli americani all'estero”.
A sette anni di distanza, non c'è piu alcun dubbio che gli omicidi mirati siano entrati a far parte della politica ufficiale degli Stati Uniti. “Oggi facciamo le stesse cose che rimproveravamo agli israeliani qualche anno fa”, dice Solis. E nessuno a Washington parla piu di omicidi.
Negli ambienti dell'intelligence statunitense il programma Predator è considerato da molti I'unica arma efficace contro Al Qaeda. Secondo i funzionari dell'antiterrorismo, nell'ultimo anno i droni hanno ucciso piu di dieci persone tra i leader di Al Qaeda, eliminando la metà dei terroristi piuricercati dalla Cia. Oltre a Baitullah Mehsud, I'elenco comprende: Nazimuddin Zalalov, un ex luogotenente di Osama bin Laden; IlyasK ashmiri, il responsabile delle operazioni paramilitari di Al Qaeda in Pakistan; Saad bin Laden, il figlio maggiore di Osama, Abu Sulayman al Jaiziri, un algerino che aveva progettato alcuni degli attentati di Al Qaeda e probabilmente aveva collaborato ad addestrare gli agenti che hanno compiuto gli attacchi in Europa e negli Stati Uniti; Osama al Kini e Sheikh Ahmed SalimSwedan, gli agenti che avrebbero avuto un ruolo centrale negli attentati del 1998 contro le ambasciate americane in Africa orientale.
Secondo Juan Zarate, il consulente antiterrorismo di Bush, “Al Qaeda è ormai in ginocchio”, anche perchè “tanti pezzi grossi” sono stati uccisi dai droni. Pur ammettendo che Osama bin Laden e Ayman al Zawahiri, i capi storici del gruppo, siano ancora in circolazione, sarebbero rimasti non piu di cinquanta membri del gruppo dirigente di Al Qaeda, oltre a due o trecento uomini che non fanno parte del “nucleo centrale” dell'organizzazione.
Zarate sostiene che il programma Predator ha anche effetti collaterali positivi. I militanti che soprawivono sono costretti ad agire con maggiore cautela, perciò hanno più difficoltà a programmare nuovi attentati. Inoltre è dimostrato che gli attacchi dei droni, che dipendono dagli informatori del posto per localizzare gli obiettivi, hanno fatto nascere sospetti e attriti all'interno dell'organizzazione. Quattro europei catturati a dicembre del 2009 dopo aver tentato di unirsi a un gruppo di Al Qaeda in Pakistan hanno raccontato che i militanti vivono nella paura e nella diffidenza reciproca, e che il timore degli attacchi li ha costretti a comunicare tra loro con la massima segretezza e a lasciare i rifugi solo di notte. Come ha scritto il New York Times, i taliban sono così impauriti dal programma Predator da aver messo in circolazione un video che mostra I'esecuzione di alcuni presunti informatori. In Pakistan gira perfino la voce che alcuni informatori pagati dalla Cia stiano seminando minuscoli congegni elettronici nelle zone tribali per permettere ai droni di localizzare gli obiettivi.
Nonostante i successi, il programma suscita forti dubbi etici. Michael Walzer, esperto di filosofia politica e autore del libro Guerre giuste e ingiuste, è sconcertato dall'idea che un'agenzia di intelligence eserciti segretamente questo potere di uccidere: “In base a quale codice agisce la Cia? Non si sa. L'esercito almeno rispetta la legalità, ha i suoi meccanismi giudiziari”. A proposito del programma Predator, Walzer ha dichiarato: “Dovrebbe esserci un numero limitato, finito, di obiettivi, e l'elenco dovrebbe essere reso pubblico e motivato. Invece nessuno lo conosce. Stanno uccidendo delle persone, e di solito ci vuole una giustificazione per uccidere qualcuno”.Chi è il nemicoperchè Washington continua ad allargare la definizione di obiettivi importanti.
A marzo del 2009 I'amministrazione Obama ha preso una decisione inaspettata: per ottenere il sostegno dei pachistani al programma ha concesso al presidente Asif Ali Zardari più voce in capitolo sulle persone da colpire. “Molti obiettivi sono scelti dai pachistani: rientra nell'accordo che abbiamo fatto per avere la loro collaborazione”, dice Bruce Riedel, un ex funzionario della Cia che è stato consulente dell'amministrazione Obama sull'Afghanistan e il Pakistan.
Secondo uno studio della NewAmerica foundation, solo sei dei 41 attacchi compiuti con i droni in Pakistan avevano come obiettivo dei militanti di Al Qaeda. Diciotto erano diretti contro taliban pachistani e 15 avevano come obiettivo specifico Baitullah Mehsud. Talat Masood, un generale pachistano in pensione che è un'autorità in materia di sicurezza, sostiene che il cambiamento di strategia degli Stati Uniti e I'eliminazione di Mehsud hanno messo parzialmente a tacere le critiche dei pachistani sui raid aerei americani, anche se molti li considerano ancora un attacco alla sovranità del paese. Ma dato che molti taliban pachistani presi di mira erano sconosciuti all'antiterrorismo americano, qualcuno ha cominciato a chiedersi se fossero obiettivi legittimi. “In questi attacchi vengono uccisi molti guerriglieri di basso rango, mentre l'autorizzazione riguarda solo i capi”, dice Bergen. L'ex funzionario del consiglio di sicurezzanazionale Roger Cressey che rimane un forte sostenitore del programma, afferma: “Il problema e che ormai siamo arrivati a colpire personaggi minori per i quali non vale la pena di usare un missile Hellfire.
L'amministrazione Obama ha anche allargato il raggio degli attacchi autorizzati in Afghanistan. Nell'agosto del 2009, un rapporto della commissione affari esteri del senato ha evidenziato che la Lista congiunta e integrata degli obiettivi prioritari- cioè I'elenco di 367 terroristi approvato dal Pentagono – è stata ampliata fino a includere una cinquantina di signori della droga afgani sospettati di finanziare i taliban. Secondo il rapporto del senato, “non esistono prove che una quota significativa dei proventi della droga vada ad Al Qaeda”. L'inserimento dei trafficanti di droga afgani nella lista degli obiettivi potrebbe portare a situazioni imbarazzanti, dato che il braccio destro di Hamid Karzai, Mohammad Qasim Fahim, e il fratello del presidente, Ahmed Wali Karzai, sono fortemente sospettati di essere coinvolti nel traffico degli stupefacenti.un loro nemico appartiene ad Al Qaeda solo perchè vogliono liberarsene. Oppure inventano una balla per dimostrare che la loro collaborazione è preziosa e chiedere più soldi. Non ci si puo fidare di loro”.
Le conseguenze di un'informazione sbagliata possono essere tragiche. Nel settembre del 2009 un attacco aereo della Nato in Afghanistan ha provocato tra le settanta e le 125 vittime, tra cui molti civili che stavano rubando la benzina da due cisterne abbandonate ed erano stati scambiati per guerriglieri taliban. Secondo un giornalista del Guardian, I'attacco, compiuto da un caccia F-15E, ha lasciato sul terreno un tale groviglio di membra umane che gli anziani del villaggio hanno dovuto restituire alle famiglie pezzi di corpi non identificati perché avessero qualcosa da seppellire.Le vittime civiliavrebbe colpito tra i due e i sei guerriglieri non identificati alle porte di Makeen, e poi ha ucciso decine di altre persone, forse 86, durante i funerali delle vittime. Secondo il quotidiano pachistano The News, dieci erano bambini e quattro erano capi tribali. Un testimone oculare, che durante il bombardamento ha perso la gamba destra, hadichiarato all'Agence France-Presse che le persone che si trovavano al funerale se I'aspettavano”. Appena finite le preghiere, tutti dicevano che bisognava andarsene, perche i droni sorvolavano la zona”. I Predator producono un rumore simile a un ronzio e i pashtun della zona, che a seconda delle condizioni atmosferiche riescono a vederli e a sentirli, li hanno soprannominati machay, vespe. Il testimone ha raccontato che due droni hanno cominciato a sparare prima che i parenti delle vittime potessero allontanarsi.” È scoppiato il caos. C 'erano fumo e polvere dappertutto. I feriti urlavano e chiedevano aiuto. Poi è arrivato un terzo missile e io sono caduto a terra”.
La popolazione locale era furiosa con il governo pachistano perchè aveva autorizzato un attacco a un funerale. Un editoriale di The News ha accusato gli aggressori di essersi messi al livello dei terroristi. Il quotidiano urdu Jang ha dichiarato che “Obama si sta tappando le orecchie per non sentire le grida delle migliaia di donne che i droni hanno ridotto in polvere”. Ma le autorità americane hanno continuato a ordinare raid nella regione fino a quando Mehsud non è stato eliminato.
Dopo attacchi come questi, di solito i taliban sostengono, anche se non è vero, che le vittime erano tutte civili. In diverse città pachistane sono state organízzate manifestazioni di protesta contro i droni. E nell'ultimo anno gli autori di azioni terroristiche in Pakistan hanno cominciato a giustificarle come “rappresaglie per gli attacchi dei droni”.

Senza alternativa

 In base al diritto internazionale, per poter colpire dei civili sospettati di terrorismo in territorio straniero il governo degli Stati Uniti deve dichiarare che sono coinvolti nella lotta armata e che I'uso della forza e una “necessità militare”. Non ci deve essere alcuna alternativa ragionevole all'omicidio, come per esempio la cattura. Inoltre, per poter essere colpito, un obiettivo deve “partecipare direttamente alle ostilità”. L'uso della forza dev'essere “proporzionato” alla minaccia. Infine, il paese straniero in cui ha luogo I'omicidio mirato deve dare la sua autorizzazíone.
Molti esperti di diritto che hanno studiato il programma Predator in Pakistan ritengono che queste norme basilari siano state rispettate. Ma sono comunque preoccupati,

Un gioco d'azzardo

Decidere chi deve essere eliminato può essere difficile. John Radsan, che insegna a lWilliam Mitchell college of law di St. Paul, nel Minnesota, spiega: “Non possiamo prendere di mira qualcuno solo perché ha visitato il sito web di Al Qaeda. Ma non possiamo neanche aspettare che sia pronto a far scoppiare una bomba. Bisogna stabilire delle priorità”. Altrettanto difficile e stabilire quanti civili sia giustificato uccidere. “Se Osama bin Laden fosse in una casa con un bambino di quattro anni, quasi tutti direbbero di non pensarci due volte”, sostiene Radsan. “Ma se i bambini fossero tre o quattro? Per qualcuno sarebbero troppi. E se fosse in una scuola? Molti direbbero : non fatelo”. La Cia s'interroga tutti i giorni su queste cose, sostiene Radsan, perché “non è abituata a uccidere. Di solito se ne occupa il dipartimento della difesa”.
I metodi della Cia rimangano segreti, ma il Pentagono ha messo a punto delle formule per aiutare i militari a valutare gli obiettivi. “C'è tutta una gerarchia”, afferma un importante esperto dell'esercito che preferisce rimanere anonimo. Alcune persone possono e ssere uccise a vista. Per altre serve un'autorizzazione specifica. Nella valutazione rientra anche il luogo dove si trova la vittima. Se nel raggio d'azione della bomba o del missile c'è una scuola, un ospedale o una moschea, anche questo viene valutato con un algoritmo prima di autorizzare un'operazione. Secondo I'ultimo rapporto della commissione relazioni estere del senato,l'esercito non inserisce nessun nome nella lista degli obiettivi finchè non ci sono “due fonti d'informazione attendibili” e “ulteriori prove” che si tratta di un nemico.
Gli israeliani, che compiono attacchi con i droni nei Territori palestinesi, per individuare gli obiettivi usano un metodo che, almeno in teoria, è ancora più rigoroso. Gli esperti legali dell'esercito devono essere convinti che il soggetto non può essere catturato e che minaccia la sicurezza nazionale. Anche i militari esperti di cultura araba devono essere convinti che l'operazione non rischia di essere controproducente. “Bisogna essere incredibilmente cauti”, dice Amos Guiora, un professore di diritto dell'università dello Utah. Dal 1992 al 1997 Guiora è stato consulente dell'esercito israeliano per gli omicidi mirati nella Striscia di Gaza.”Non tutti possono diventare un obiettivo di un omicidio mirato”, spiega. “Dobbiamo cercare di colpire i capi”. Guiora, che segue davicino il programma Predator, teme che i funzionari della sicurezza nazionale americani non abbiano una politica chiara e un'idea precisa di cosa significa un'operazione riuscita. “Non si puo andare a casaccio”, afferma.
Daniel Byman, direttore del centro studi sulla pace e la sicurezza dell'università di Georgetown, sostiene che “è quasi sempre meglio arrestare i terroristi che ucciderli. Così si possono ottenere informazioni. I morti non parlano”.
L'uccisione del figlio di Osama, Saad bin Laden, conferma questa tesi. Alla fine del 2008 Saad si era rifugiato nella zona tribale del Pakistan. Ormai non c'erano più molte probabilità di prenderlo vivo. Ma secondo Hillary Mann Leverett, che è stata consulente del consiglio di sicurezza nazionale dal 2001 al 2003, I'amministrazione Bush avrebbe potuto catturarlo e interrogarlo se fosse stata disposta a trattare conTeheran. Secondo i servizi segreti americani, infatti, dopo l'11 settembre Saad aveva vissuto per alcuni periodi in Iran. “Gli iraniani si erano offerti di firmare una convenzione internazionale per il trasferimento delle persone sospettate di terrorismo, ma I'amministrazione Bush non accettò”, racconta Leverett. Nel dicembre del 2008 Saad bin Laden lascio I'Iran per andare in Pakistan. E dopo pochi mesi un missile mise fine alla sua vita. “Potevamo ottenere di piu”, continua Leverett. “Con tutto quello che sapeva, Saad bin Laden era prezioso. Probabilmente sarebbe stato una miniera d'oro”.

Byman sta scrivendo un libro sulla lotta al terrorismo di Israele. Ammette che gli omicidi mirati hanno indebolito la leadership palestinese, ma precisa che “se si usano male, si perde la superiorità morale, e questo danneggia l'immagine del paese. C'è sempre la possibilità che le informazioni siano sbagliate. È un gioco d'azzardo”.

L'uomo con la veste lunga

E in effetti la storia degli omicidi mirati e disseminata di errori. Nel 1973, per esempio, i servizi segreti israeliani uccisero per sbaglio un cameriere marocchino. Pensavano che fosse un terrorista coinvolto nel massacro degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco. Nel 1986 I'amministrazione Reagan cercò di colpire il presidente libico Muammar Gheddafi perchè sospettava che fosse coinvolto nell'attentato a una discoteca frequentata dai soldati americani in Germania. Gli Stati Uniti lanciarono un attacco aereo contro la casa di Gheddafi. Le bombe mancarono lui ma uccisero la figlia di 15 mesi.
Anche i primi tentativi della Cia di colpire Osama bin Laden furono problematici. Dopo gli attentati di Al Qaeda alle ambasciate americane in Tanzania e in Kenya, nell'agosto del 1998 Bill Clinton reagì facendo sparare 75 missili contro un sito in Afghanistan dove Bin Laden avrebbe dovuto partecipare a un vertice. Nell'attacco rimasero uccisi una ventina di guerriglieri pachistani, ma non Bin Laden, che se n'era andato qualche ora prima.
L'arrivo dei Predator, all'inizio degli anni novanta, avrebbe dovuto eliminare questo tipo di errori. I droni possono volare intorno a un obiettivo anche per quaranta ore senza dover fare rifornimento, e le telecamere a raggi infrarossi rendono molto più facile l'individuazione dei bersagli. Ma gli attacchi sono precisi solo se sono precise le informazioni su cui si basano. Quelle degli informatori a terra sono soggette a errori, e questo vale anche per I'interpretazione delle immagini video. Poco prima dell'11 settembre 2001, per esempio, diversi funzionari dell'antiterrorismo statunitense erano convinti di aver visto Bin Laden in un video girato da un drone in Afghanistan. Il video mostrava un uomo alto con una veste lunga e ampia, circondato da guardie del corpo armate schierate a diamante. All'epoca i droni non erano armati, erano usati solo per le ricognizioni. “Le immagini non erano chiarissime, ma era proprio lui”, ha dichiarato a Time Henry Crumpton, che era il responsabile delle operazioni segrete della Cia nella regione. Ma altri due funzionari della Cia che hanno visto quelle immagini non sono altrettanto sicuri. “È una specie di leggenda metropolitana”, mi ha detto uno di loro. “Hanno tratto le conclusioni troppo in fretta. La faccia non si vedeva. Avrebbe potuto essere chiunque. Mi creda, nessun uomo alto con la barba è al sicuro nel sudest asiatico”. Nel febbraio del 2002, sulle montagne al confine orientale dell Afghanistan, un Predator seguì e uccise tre sospetti, tra cui un uomo alto con una lunga veste che si riteneva fosse Bin Laden. Ma poi si scoprì che si trattava di innocui abitanti di un villaggio in cerca di rottami.
In Afghanistan e in Pakistan gli informatori locali sono notoriamente inaffdabili. Un ex funzionario della Cia inviato in Afghanistan dopo I'11 settembre mi ha detto che una volta un afgano gli aveva giurato che uno dei capi di Al Qaeda era ricoverato in una clinica. Dopo aver riferito la notizia ai superiori, il funzionario era dovuto intervenire per fermare un attacco immediato. “Avevano già messo insieme un commando”, ricorda. “Alla sede centrale erano arrabbiatissimi. 'Perché non vi muovete?'. dicevano. Ma io insistetti per fare un controllo”. E scoprì che si trattava di una falsa pista. “A volte i capi delle tribu ci dicono che un loro nemico appartiene ad Al Qreda solo perche vogliono liberarsene. Oppure inventano una balla per dimostrare che la loro collaborazione è preziosa e chiedere piu soldi. Non ci si puo fidare di loro”.
Le conseguenze di un'informazione sbagliata possono essere tragiche.Nel settembre del 2009 un attacco aereo della Nato in Afghanistan ha provocato tra le settanta e le 125 vittime, tra cui molti civili che stavano rubando la benzina da due cisterne abbandonate ed erano stati scambiati per guerriglieri taliban. Secondo un giornalista del Guardian, I'attacco, compiuto da un caccia F-15E, ha lasciato sul terreno un tale groviglio di membra umane che gli anziani del villaggio hanno dovuto restituire alle famiglie pezzi di corpi non identificati perché avessero qualcosa da seppellire.

 Le vittime civili

Secondo i servizi segreti, i droni Predator, con le loro eccezionali capacità di ricognizione, colpiscono i bersagli con più precisione dei caccia. E i missili Hellfire, date le loro dimensioni ridotte, causano meno danni collaterali. Ma i tentativi di assassinare Baitullah Mehsud sono un chiaro esempio dei rischi della guerra robotizzata. Ci sono voluti 16 attacchi missilistici e 14 mesi per riuscire aucciderlo. È praticamente impossibile sapere quante persone ha ucciso la Cia nel corso di tutta l'operazione, che si è svolta essenzialmente nel Waziristan.Il governo pachistano ha chiuso la regione ai giornalisti stranieri e ha tagliato fuori anche le organizzazioni umanitarie, come il comitato internazionale della Croce rossa e Medici senza frontiere.
Le poche informazioni disponibili si ricavano da alcuni articoli di giornali pachistani o stranieri, ma quasi tutte si basano più su fonti di seconda mano che su testimonianze dirette. Il 14 giugno 2008 un drone della Cia ha ucciso una persona non identificata a Makeen, la città natale di Mehsud. Il 2 gennaio 2009 sono state uccise altre quattro persone non identificate. Il 14 febbraio sono morte piu di 30 persone, 25 delle quali sembra fossero taliban o militanti di Al Qaeda, ma tra loro non c'era nessuno di importante. Il 1 aprile un drone che doveva colpire il vice di Mehsud, Hakimullah Mehsud, ha ucciso dieci o dodici suoi uomini. Il 29 aprlle i missili sparati dai droni hanno ucciso tra le sei e le dieci persone, una delle quali si riteneva fosse un leader di Al Qaeda. Il 9 maggio ci sono state tra le cinque e le dieci vittime non identificate. Il 12 maggio sono morte almeno altre otto persone. Il 14 giugno i droni hanno ucciso tra le 3 e le 8 persone. il 23 giugno la CIA avrebbe colpito tra i due e i sei guerriglieri non identificati alle porte di Makeen, e poi ha ucciso decine di altre persone, forse 86, durante i funerali delle vittime. Secondo il quotidiano pachistano The News, dieci erano bambini e quattro erano capi tribali. Un testimone oculare, che durante il bombardamento ha perso la gamba destra, ha dichiarato all'Agence France-Presse che le persone che si trovavano al funerale se I'aspettavano”. Appena finite le preghiere, tutti dicevano che bisognava andarsene, perche i droni sorvolavano la zona”. I Predator producono un rumore simile a un ronzio e i pashtun della zona, che a seconda delle condizioni atmosferiche riescono a vederli e a sentirli, li hanno soprannominati machay, vespe. Il testimone ha raccontato che due droni hanno cominciato a sparare prima che i parenti delle vittime potessero allontanarsi.” È scoppiato il caos. C 'erano fumo e polvere dappertutto. I feriti urlavano e chiedevano aiuto. Poi è arrivato un terzo missile e io sono caduto a terra”.
La popolazione locale era furiosa con il governo pachistano perchè aveva autorizzato un attacco a un funerale. Un editoriale di The News ha accusato gli aggressori di essersi messi al livello dei terroristi. Il quotidiano urdu Jang ha dichiarato che “Obama si sta tappando le orecchie per non sentire le grida delle migliaia di donne che i droni hanno ridotto in polvere”. Ma le autorità americane hanno continuato a ordinare raid nella regione fino a quando Mehsud non è stato eliminato. Dopo attacchi come questi, di solito i taliban sostengono, anche se non è vero, che le vittime erano tutte civili. In diverse

città pachistane sono state organízzate manifestazioni di protesta contro i droni. E nell'ultimo anno gli autori di azioni terroristiche in Pakistanhanno cominciato a giustificarle come “rappresaglie per gli attacchi dei droni”.

Senza alternativa

David Kilcullen, un esperto di controguerriglia che è stato tra i consiglieri del generale David Petraeus in lraq, ha dichiarato che in termini di immagine i costi degli attacchi dei droni sono stati altissimi. I guerriglieri hanno accusato il governo Zardari, un regime debole e impopolare, di essere un burattino nelle mani degli americani. Uno studio che Kilcullen ha curato con un collega per I'istituto di ricerca Center for new american security, sostiene: “Ognuno di questi civili morti rappresenta una famiglia sfiduciata, un nuovo motivo di vendetta e un maggior numero di reclute per un movimento di guerriglia che è cresciuto in modo esponenziale da quando sono cominciati gli attacchi dei droni”.
Il coautore dello studio, Andrew Exum, un ex soldato dei reparti d'assalto che è stato consulente del generale Stanley Mc Chrystal in Afghanistan, mi ha detto: “I droni, almeno in questo momento, sono un problema. Se uccidiamo i fratelli e i figli dei taliban, per non parlare delle loro sorelle e mogli, la popolazione si schiererà sicuramente dalla loro parte”. Exum è preoccupato anche del fatto che gli aerei sono controllati a distanza. “Non mi sembra che usare aerei senza pilota sia un modo onorevole di combattere”, ha detto.
Bruce Riedel, che negli ultimi anni è stato coinvolto spesso in questo tipo di dibattiti, pensa che Obama dovrà fare delle scelte molto delicate. “Il programma dei droni e utile o dannoso? È difficile rispondere. Non sono operazioni a costo zero”. Riedel paragona gli attacchi con i droni a “un tentativo di eliminare un alveare uccidendo un'ape alla volta”. Il problema è che, inevitabilmente, “l'alveare produrrà sempre piu api”.Oggi, tuttavia, “l'unico mezzo che abbiamo per fare pressione sul Pakistan e sull'Afghanistan sono i droni”. E aggiunge: “Sono l'unico strumento che abbiamo per colpire Al Qaeda. Il motivo per cui l'amministrazione continua a usarli è ovvio: non ha altra scelta” .

* Jane Mayer è una giornalista investigativa statunitense che scrive per il New Yorker.

Traduzione e Fonte: Internazionale, 15/01/2010

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