Lega Araba: spetta all'Onu fermare le leggi razziste d'Israele

Il Cairo – InfoPal. La Lega Araba ha condannato il provvedimento del governo di Netanyahu sulla legge per la cittadinanza israeliana – il cosiddetto “giuramento di fedeltà” all'ebraicità dello Stato d'Israele -, attribuendo agli stati membri dell'Onu la responsabilità morale, legale e culturale di difendere i principi delle stesse Nazioni Unite e il diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione.

La Lega, in un comunicato emesso ieri, ha quindi chiesto alla comunità internazionale e a diverse organizzazioni internazionali e umanitarie d'intervenire e “impedire a Israele di approvare una catena di leggi razziste e punitive ai danni dei palestinesi”. La democrazia e la libertà non si spezzettano, aggiunge il comunicato, e il loro mantenimento, compito della comunità internazionale, serve a evitare un aumento del caos e delle sommosse nella regione.

Il governo israeliano viene quindi ritenuto responsabile dell'indifferenza nei confronti del diritto internazionale: “Il proseguimento di questa politica razzista nei confronti del popolo palestinese avrà conseguenze in tutti gli stati della regione, minacciando dappertutto la sicurezza e la stabilità”.

Il comunicato della Lega ha poi ricordato che la votazione per l'approvazione definitiva del progetto di legge da parte del Parlamento israeliano è prevista per lunedì prossimo. In quella data, aggiunge, “apparirà il vero volto d'Israele, che prende di mira i palestinesi veri padroni di questa terra, e si aprirà la strada a un'altra serie di leggi razziste, che punteranno a completare la pulizia etnica dei palestinesi del 1948 [ovvero residenti in Israele, ndr], alla luce del tipo di approccio annunciato dal ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman di fronte all'Assemblea Generale dell'Onu”. L''approccio' di Lieberman prevede uno scambio di terre e abitanti con i Territori Palestinesi, ma un accordo del genere, secondo la Lega Araba, comporterebbe in realtà la cacciata dei cittadini palestinesi dalla loro patria.

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