Libano: arrivano gli occhi a mandorla.

Libano: arrivano gli occhi a mandorla
  .: Miscelarabica / articoli  
di Giancarlo Chetoni
martedì, 12 settembre 2006
http://www.aljazira.it/index.php?option=content&task=view&id=844&Itemid=1

Pechino ha bisogno di energia, gas e petrolio. Lo sgambetto francese. L’abbozzo di una ‘ONU 2’. Un ministro degli Esteri che si trastulla tra presidenti fantoccio e re di cartone.

 

L’avevamo detto. Se “Israele“ voleva in Libano una “missione“ nuova di zecca, armatissima e a comando Nato, strabica, avrebbe dovuto accontentarsi di quello che passava la mutua.

Parlando di  Kofi Annan, tenuto per le palle per qualche cresta fatta dal rampollo, e di Al-Qa’ida da Langley avevamo previsto, senza troppi sforzi di immaginazione, che la Francia avrebbe fatto da incomodo. Sono bastati un paio di giorni per darci ragione.

Bombardare Beirut, Qana e tutto il resto per poi annaffiaredi cluster bomb le macerie di villaggi e città non poteva non essere un operazione in perdita per “Gerusalemme“ e Washington. 

Hezbollah, di suo,  ci ha messo una mano, e un piede. E la cosa è andata storta peggio del previsto.

Aver raso al suolo delle postazioni Unifil è stato un altro grosso errore. Anche se il “negretto“   di New York ha avuto per il dopo fatterelli un po’ di raucedine, sotto le macerie c’hanno lasciato la buccia anche degli omini gialli.

Vada per il capitano dell’Italietta di Prodi, ferito alla colonna vertebrale da Tsahal, evacuato di gran carriera in “Israele“ per estrargli una scheggia compromettente: fatto sta che a Pechino non l’hanno presa bene.

Era già successo a Belgrado. Quella volta era toccato a un’Ambasciata, se non ricordiamo male. A mandare all’aria i muri perimetrali e a fare qualche morto con gli occhi a mandorla quella volta fu un cruise-missile made in USA, andato, si disse allora, fuori bersaglio.

Il nostro (?) Ministro degli Esteri si ricorderà bene del fattaccio.

Con il tempo, nel quadro di una  sempre più aperta ostilità degli USA verso la Cina, anche per la maturazione di nuovi rapporti di forza a livello planetario, è nell’ordine delle cose che lo spessore della ruggine cresca. Pechino ha bisogno di energia, di gas e di petrolio.

Dopo l’Iraq, questa volta nel mirino di Bush e di Olmert c’è Teheran. Un enorme serbatoio per la Cina, a buon prezzo e senza problemi.

La risposta-segnale è arrivata per bocca di Chirac al vertice di Helsinki.

Il governo cinese ha comunicato al presidente francese che invierà un contingente nel Paese dei Cedri. Il portavoce Liu Jianchao ha confermato che avvierà, allo scopo, consultazioni con l’Onu per stabilire l’invio di una forza di “peace keeping“. 

Un brutto sgarbo dei transalpini ad Annan, alla Livni e a Bolton, ambasciatore Usa e padre padrone al Palazzo di Vetro. L’impressione – può essere che ci sbagliamo – è che ci siano ormai sul terreno del Medio Oriente, del Golfo Persico e del Centro Asia  due Onu.

Una che parla il linguaggio della fantasmagorica “Comunità Internazionale”, a stelle e strisce, NATO, assediata dal “terrorismo“ che lavora in Sudan, Somalia, Yemen, Iraq, Golfo Persico, Caucaso, Afghanistan e dintorni  per tentare, e siamo buoni, senza grossi risultati, di  rimettere le cose a posto… e l’abbozzo di qualcos’altro, almeno nel Mediterraneo Orientale. 

Insomma arriveranno in avanscoperta a Beirut e dintorni, insieme alla Francia, 1.000 soldatini con l’itterizia. Non è ancora il momento dei cavalli siberiani. Intanto a Mosca si danno un gran daffare a piazzare finimenti e sciabole affilate in giro per la Regione.

Dopo la visita a Gaza del Vice Ministro degli Esteri della Cina e il viaggio a Mosca dei capi di  Hamas, l’Asia approda  per la seconda volta nel giro di qualche mese nel Mediterraneo.

E’ arrivata senza dar troppo nell’occhio,  col passo felpato del mandarino travestito da sminatore EOD Unfil 2. Strada facendo metterà su con pazienza e tenacia  tutta orientale, pietra dopo pietra, una muraglia a protezione dell’asse Damasco-Teheran, a qualche progetto, ormai fuori portata, di Bush e dei neocons apolidi di arrivare a un nuovo Medio Oriente e a un vecchio Golfo Persico, come ai tempi dello scià Reza Pahlevi.

D’Alema, al momento, staziona i suoi bersaglieri, con le penne, fuori dalla Fascia Sud del Libano. Il baffo di Gallipoli è tutt’altro che uno sprovveduto. Abbiamo un consiglio da dargli. Invece che trastullarsi con presidenti fantoccio dimezzati e re di cartone faccia il passo giusto. Dopo essere stato al Cairo, a Ramallah e ad Amman, e qualche volta di troppo a “Gerusalemme“, cerchi di andare a Damasco e a Teheran.

Non guasterebbe, tanto per pareggiare i conti, ritornare a Beirut. Uomo avvisato “mezzi scarponi“ salvati. Al-Qa’ida e al-Zawahiri made in USA.

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