L’Ucoii e l’islamofobia.

 

Carta settimanale numero 32

in edicola sabato 9 settembre 2006 in tutta Italia
40 pagine – € 2,00

 

 

 
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Lettera a Hamza Piccardo
[Pierluigi Sullo]
 
 

Caro Piccardo,

     credo che sia toccato alla sua Unione delle comunità islamiche in Italia [Ucoii] di inaugurare nel nostro paese – nel ruolo di bersaglio – una corrente culturale già ben sviluppata in altri paesi europei, e che in Francia ha trovato una denominazione: islamofobia. Da noi, nonostante Oriana Fallaci, non aveva ancora attecchito gran che. Anche se quel che ora erompe dalle pagine dei giornali è stato sedimentato da uno stillicidio di episodi, narrazioni, pregiudizi. La novità è che la faccenda è ora diventata istituzionale, direi ufficiale. In una sede impropria come il ministero degli interni [polizia, quindi pericolo], vi si propone una «carta» dei principi, firmando la quale sareste ammessi a far parte della «nostra» civiltà giuridica, politica ed etica. Questa «carta» è una penitenza, una riparazione per l’annuncio in cui avete paragonato la strage di Qana [Libano] a quella di Marzabotto. E siccome quando si creano questi temporali conviene aprire l’ombrello, preciso di aver già scritto che si è trattato di un parallelo imperdonabile, anche perché le stragi non hanno bisogno di paragoni per essere ripugnanti. E d’altra parte, la stessa Ucoii ha chiesto scusa. Il fatto è però che non vi si perdona non tanto quell’affermazione, ma appunto il cumulo di pregiudizio e ostilità che si è accumulato negli ultimi anni, in modo direttamente proporzionale alla crescita del numero dei musulmani e al procedere della «guerra al terrorismo».

    Ho concluso che le cose erano arrivate a questo punto, quando ho letto una sua intervista al Corriere della Sera. Dopo averla letta, ho fatto un gioco che consiglio a tutti: rileggere solo le domande. Le intenzioni dell’intervistatore emergono in modo limpido. A lei hanno chiesto: «Sui valori fondanti dell’Europa siete d’accordo?… Amato include [nella «carta»] la condanna dell’Olocausto. Voi aderite?… Ma condannate le discriminazioni?… E riconoscete il diritto di Israele ad esistere?… Nel decalogo di Amato c’è il ripudio di guerra e pena di morte. Condividete?… Siete anche per il rispetto tra nazioni e la messa al bando delle armi di distruzione di massa?… Condividete il pluralismo religioso?… Accettate pari diritti e doveri tra i sessi?… Se suo figlio vuole sposare chi vuole, come Hiina?…».

    Ora, a parte il fatto che lei, all’ultima domanda, risponde che «mio figlio è sposato con una basca non musulmana», esponendosi così a una possibile questione del tipo «sua nuora aderisce all’organizzazione terrorista Eta?», quel che se ne ricava è che il Corriere nutre evidentemente dubbi sul fatto che la maggiore organizzazione islamica in Italia sia favorevole all’Olocausto, voglia la distruzione dello Stato di Israele, desideri impedire ad altri di professare fedi diverse, ami la guerra e le bombe atomiche. Si potrebbe però fare il gioco opposto, immaginare che queste stesse domande vengano rivolte a un governante occidentale, poniamo Bush: che certo condanna l’Olocausto, ma non stragi più attuali e di varia natura, bellica ed economica; certo pensa che lo Stato di Israele debba esistere, e in teoria anche quello palestinese, ma non fa nulla perché Israele rispetti una quantità di Risoluzioni dell’Onu; detiene il record delle esecuzioni capitali; non è per il bando alle armi di distruzione di massa, che possiede in gran quantità [e ha consentito ad Israele di dotarsene]; e se sua figlia volesse sposare un musulmano sarebbe un bel casino.

    Ma non importa, il pregiudizio prescinde. E si alimenta di se stesso. Le faccio un altro esempio: lo stesso Corriere della Sera [mi dispiace dirlo, ma va letto con abnegazione] intervista qualche giorno dopo Lella Bertinotti, moglie del presidente della camera. Alla quale puntualmente si chiede cosa pensi dell’annuncio dell’Ucoii. E la nostra amica Lella risponde: è orribile negare l’Olocausto. Certo che è orribile, ma che c’entra? Non solo l’annuncio dell’Ucoii non citava l’Olocausto, bensì le stragi tedesche dell’ultima guerra in Italia, ma appunto lei, Piccardo, aveva appena risposto sullo stesso giornale: «Esecriamo l’Olocausto».

    Caro Piccardo, personalmente – per quel che importa – non sono credente e nutro rispetto per ogni religione, purché non pretenda di dettare modi di vivere a tutti, pratica per la quale hanno forti inclinazioni vasti settori dell’Islam, il Vaticano, la chiesa ortodossa serba e i fondamentalisti cristiani degli Usa [si legga, se vuole, il nostro mensile in edicola e il gran dibattito raccolto dalla rivista femminista Marea, proprio sui fondamentalismi]. Cercheremo, per quel che possiamo, di contribuire alla conoscenza dell’Islam, ma temo che nei prossimi anni dovremo fare i conti con questo nuovo mostriciattolo, l’islamofobia.

 

Pierluigi Sullo

 

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