Nuove leggi razziste contro i palestinesi. Lavori in corso al parlamento israeliano

Di Mohammed Mohsen Watad

Memo. Il parlamento israeliano, la Knesset, è pronto a inaugurare una sessione invernale ponendo sul tavolo una serie di leggi che per i palestinesi sono sinonimo di razzismo e, “in linea con la legislazione razzista applicata in Palestina sin dal 1948”, hanno tutte l'obiettivo di mettere in discussione l'esistenza dei palestinesi sulla propria terra.

Come parte del processo di “ebraicizzazione”, una di queste leggi chiede di invalidare l'arabo come lingua ufficiale dello Stato di Israele, mossa che marginalizzerà oltre 1/5 della popolazione di madre lingua araba. L'arabo infatti è stata lingua ufficiale della Palestina durante il Mandato britannico, prima della Nakba del 1948.

A disegnare la legge è stato l'ex capo dello Shin Bet (l'Intelligence interna), Avi Dichter, deputato del partito di Kadima. Egli ha posto alla lingua araba la seguente condizione racchiusa in una legge nella cui introduzione si legge: “Israele è lo stato nazionale del popolo ebraico”.

Dichter l'ha pensata in collaborazione con l'Istituto Strategico per il Sionismo ed è sostenuta da 1/3 dei membri ebrei israeliani alla Knesset.

La legge di Dichter costringerà ogni cittadino a giurare lealtà a “Israele in qualità di Stato ebraico e democratico”, e chiunque si rifiuterà di farlo sarà “perseguibile per legge”. Evidentemente, la sua visione di un sistema democratico in Israele è legata alla religione ebraica.

Il deputato Massoud Ghanayem ha accusato i principali partiti politici israeliani di “fare a gara per verificare chi è il più nazionalista e aggiudicarsi il vosto sionista”.
Così, rivolgendosi ad Al-Jazeera, Ghanayem ha affermato: “Le scommesse che affronta Israele e il fallimento della strada per la pace vanno ben oltre la legislazione di stampo razzista, soprattutto dal momento che i palestinesi (in Israele) sono esposti, per mezzo della loro lotta, al mito di un Israele democratico e al carattere ebraico dello stato”.

Stando all'opinione di Ghanayem, “Israele e i suoi partiti politici adottano politiche di marginalizzazione dei palestinesi, restringendo l'obiettivo democratico per imporre ciò che chiamano 'le nuove regole del gioco' secondo le quali si suppone che i cittadini palestinesi in Israele debbano abbracciare il concetto di Sionismo e di cittadinanza ebraica”.

“La legge di Dichter – continua a spiegare Ghanyem – avrà anche un impatto sul sistema educativo. Mentre il ministero dell'Istruzione rivendica l'insegnamento del pluralismo e del rispetto altrui alle giovani generazioni, il messaggio del legislatore va in senso opposto”.

Qualora venisse approvata la legge di Dichter, da essa verrano emanate una sere di “leggi razziste” tra le quali quella che metterà al bando la commemorazione della Nakba (la Catastrofe del 1948), inserendo forzatamente la versione della narrativa israeliana su quanto accadde realmente nel 1948.

Un'altra legge permette alle comunità ebraiche di esaminare, quindi di accogliere o respingere, coloro che intendano trasferirsi e vivere nelle stesse cittadine. Questa è una mossa per impedire ai palestinesi di trasferirsi, sebbene essi abbiano le radici storiche su questa terra.

In base ad un'altra legge, qualunque terra confiscata dallo Stato da oltre 25 anni non sarà restituita ai legittimi e originari proprietari. Questo avrà senz'altro un impatto ancora maggiore sui palestinesi che tenteranno di ripristinare i propri diritti di proprietà e la propria presenza sulla loro terra.

Il deputato Jamal Zahalka ha accusato i politici israeliani e, ancora ad al-Jazeera, egli ha riferito che “queste leggi – proprio come quella proposta da Dichter – coincidono con dichiarazioni di guerra contro i civili palestinesi e gettano benzina sul fuoco del razzismo israeliano”.
Zahalka ha poi riconosciuto che “pur facendo ricorso a una diversa terminologia a giustificazione dello stesso argomento, tutte le parti (in Israele) sono d'accordo su essenza e principi contenuti in queste leggi”.

Un docente di lingua araba, dimessosi dalla propria carica, sostiene che le nuove leggi abbiano esattamente l'obiettivo di marginalizzare la lingua araba e coloro che la parlano.
Così, il prof. Ziad Shelyot ha osservato che “l'ultimo attacco alla lingua araba è parte di una strategia per privare i palestinesi in Israele della propria identità, eredità e, in sostanza, della cittadinanza”.
Shelyot mette in guardia dagli effetti che questa legge avrà sulle nuove generazioni di palestinesi e di studenti. Se entrerà in vigore, allora l'insegnamento dell'arabo sarà messo al bando in Israele.

“Questo creerà generazioni deprivate di qualunque identità individuale o nazionale, con un'identità della disfatta condannate a vivere in un conflitto interno come fosse una curiosa mescolanza di razze e culture che hanno perduto la propria unicità”.

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