Nuovo governo: Haniyah teme per il proseguimento del dialogo

Gaza – Infopal. Il primo ministro palestinese Isma‘il Haniyah ha definito la formazione di un nuovo governo in Cisgiordania “una mina sulla strada del dialogo nazionale del Cairo” e “un indicatore dell'ignoranza politica” da parte di Fatah, in contrasto con le esigenze e le aspirazioni del popolo palestinese.

Haniyah ha poi commentato l’atteggiamento degli altri paesi arabi nei confronti d’Israele: “Il movimento di Hamas e il governo a Gaza non sono contenti che le capitali arabe abbiano aperto le loro porte per accogliere il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu”.

E ha ribadito che “la situazione attuale richiede un impegno per porre fine all’occupazione e togliere l’assedio, aprire i passaggi, rimuovere i posti di blocco, fermare l’ebraicizzazione israeliana della città occupata di Gerusalemme in generale e della moschea di al-Aqsa in particolare, che stanno subendo un’aggressione tale che richiederebbe una sollevazione araba e islamica per proteggerle”.

Il premier ha inoltre sottolineato che il suo governo ha seguito le recenti dichiarazioni di Netanyahu a Sharm ash-Shaikh, durante la sua visita in Egitto, nelle quali ha confermato che non vuole riconoscere né accettare uno Stato palestinese, nemmeno all’interno dei confini del ’67: dichiarazioni simili, secondo Haniyah, “ignorano la vera natura del conflitto”.

Sulla visita di Benedetto XVI in Terra Santa, Haniyah ha invece dichiarato: “La visita del Papa al luogo di nascita di Cristo in terra di Palestina e l’accoglienza del popolo palestinese sono in linea con le abitudini, le tradizioni religiose e le usanze di quest’ultimo, ma questo non significa accettare le vecchie dichiarazioni rilasciate nel 2006 sulla religione islamica e sul profeta Maometto (pbsl): gli chiedo quindi di presentare le sue scuse alle nazioni arabe ed islamiche”.

Nello stesso contesto, il primo ministro ha anche chiesto al Papa di riconoscere e, insieme, conoscere da vicino l'“Olocausto” commesso da Israele nella Striscia di Gaza, e ricordare che ci sono più di 11 mila prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane: “Speravamo nella visita del Papa a Gaza perché si spargesse la voce sulle devastazioni di massa che l'occupazione si è lasciata alle spalle”.

Haniyah ha poi affermato che le diverse capitali del mondo stanno assistendo ad un grande movimento politico, che si prevede continuerà fino alla fine del prossimo mese di giugno, quando il presidente Usa Barak Obama dovrebbe rivelare i dettagli del piano di pace nella regione. “A noi sembra che i primi segnali del piano indichino delle tendenze pericolose, in particolare nel tentativo di ottenere il riconoscimento d’Israele da parte dei paesi arabi e scavalcare il diritto al ritorno dei profughi”. 

Az-Za‘arir risponde: il governo si dimetterà dopo il successo dei negoziati

Da parte sua, Fahmi az-Za‘arir, portavoce di Fatah in Cisgiordania, ha risposto in una trasmissione radio alle accuse di Haniyah, affermando che il nuovo governo palestinese “non è una mina” e non costituirà un ostacolo politico al successo del dialogo, ma ne sarà anzi un sostegno: “Sono piuttosto le dichiarazioni di Haniyah – ha commentato az-Za‘arir – a racchiudere le ‘mine’ reali che Hamas ha fatto esplodere sotto i membri di Fatah e le sedi dell’Anp e di Fatah nella Striscia di Gaza, e non solo mine politiche, come quelle di cui parla lui”. L’esecutivo di Ramallah sarebbe comunque pronto a presentare le proprie dimissioni, in caso di riconciliazione e di accordo sulla formazione di un governo nazionale palestinese.

Az-Za‘arir ha poi proseguito spiegando che l'obiettivo del suo movimento è la buona riuscita delle trattative inter-palestinesi, perché si ponga fine a quello che ha definito un “golpe” da parte di Hamas e venga inoltre ripristinata l’unità del sistema politico, indispensabile per affrontare le sfide del popolo palestinese: “Per questo il presidente Abu Mazen ha atteso quattro cicli di dialogo, finora insufficienti a raggiungere la riconciliazione totale”.

 

 

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