Raid israeliani, Libano sul filo della guerra. Dal Manifesto.

Raid israeliani, Libano sul filo della guerra.

Da www.ilmanifesto.it del 30 maggio.

Pioggia di razzi. Duri scontri tra forze israeliane e resistenza libanese dopo l’uccisione, venerdì a Sidone, del leader della Jihad islamica. Hezbollah: difenderemo il confine e i palestinesi, no al disarmo.

di Stefano Chiarini
L’uccisione, venerdi scorso, con un’autobomba di Mahmoud Majzoub, esponente della Jihad islamica e di suo fratello nel centro di Sidone e i massicci bombardamenti israeliani su alcune basi palestinesi nella valle della Beqaa, nei pressi di Sidone (40 chilometri a sud di Beirut) e sulle basi degli Hezbollah lungo la linea di confine, alla quale la resistenza libanese ha risposto colpendo una base aerea israeliana nei pressi di Safad e dieci postazioni di Tel Aviv nell’Alta Galilea, hanno gettato altra benzina sul fuoco della guerra che da settimane cova in Libano destabilizzando ulteriormente la «Repubblica dei cedri».
Quelli iniziati domenica all’alba e andati avanti per circa 24 ore sono stati senza dubbio gli scontri più duri per estensione e per intensità, con almeno tre vittime e decine di feriti, che si siano mai avuti lungo il confine dal maggio del 2000, dal giorno del ritiro israeliano dopo 22 anni di occupazione. Gli scontri sono cessati domenica notte e la popolazione sui due lati del confine è uscita dai rifugi ma la tensione è al massimo e i caccia israeliani hanno sorvolato anche ieri bassa quota il Libano e la stessa capitale Beirut, simulando operazioni di bombardamento e aumentando ancor più il panico della popolazione. La genesi degli scontri, come sempre, è di difficile ricostruzione, non così il precipitare della situazione: tutto è iniziato venerdi quando nella città di Sidone un attentato, probabilmente organizzato dai servizi israeliani (per il quale non c’è stata alcuna protesta internazionale) ha ucciso venerdì Mahmoud Majzoub, esponente della Jihad Islamica e suo fratello. All’alba di domenica alcuni razzi, non rivendicati da nessuno, colpivano alcune postazioni israeliane al di là del confine. Poco dopo decine di missili e bombe israeliane sganciate dagli F-16 cominciavano a colpire le basi del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – Comando generale di Ahmed Jibril nella zona di Sultan Yakoub, nella valle della Beqaa e in quella di Naameh tra Beirut e Sidone, uccidendo un comandante del movimento e ferendone altri due. Colpite anche venti postazioni della resistenza libanese lungo il confine e alcune case. Gli Hezbollah da parte loro hanno aperto il fuoco lungo tutto il confine colpendo numerose postazioni e una importante base aerea a Safad, dove un militare israeliano sarebbe stato ucciso e altri due feriti. Certamente la battaglia sul confine ha scosso ancor più di quanto già non fosse il fragile equilibrio politico libanese sottoposto ai duri colpi del tentativo americano-francese-israeliano di cacciare dal governo di unità nazionale gli Hezbollah per arrivare a un disarmo della resistenza libanese e di quella palestinese, ad una pace separata tra Libano e Israele e ad una destabilizzazione della Siria alla quale non verrebbe più restituito il Golan occupato da Israele nel 1967. L’uccisione israeliana dei due leader della Jihad ha infiammato gli animi a Sidone dove oltre 10.000 persone hanno partecipato ai funerali in solidarietà con la resistenza palestinese ma anche Beirut, dove il premier Fouad Siniora, pur essendo vicino alla Hariri Inc (il blocco che fa riferimento alla famiglia dell’ex premier ucciso) non ha potuto esimersi dal condannare l’attentato israeliano e dove il noto quotidiano progressista as-Safir, con un editoriale del direttore Talal Salman, ha invitato l’opinione pubblica a mobilitarsi attorno alla resistenza e ha accusato il movimento del 14 marzo (Saad Hariri, Falangisti, Walid Jumblatt) di non difendere l’unità del paese e di prestarsi alle manovre israeliane nella regione.

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