Riconoscimento all’Onu e svendita dei diritti palestinesi: l’accusa di un esperto

Un esperto legale afferma che qualsiasi accordo all’Onu vedrà il riconoscimento dello stato palestinese in cambio del riconoscimento di Israele come “stato ebraico”.

Memo. Un esperto di diritto internazionale ha espresso timori su un “patto politico” che si sta delineando nel quartier generale dell’Onu, a New York, che mira ad ottenere il riconoscimento internazionale ed arabo di Israele in quanto “stato ebraico” in cambio del riconoscimento di uno stato palestinese lungo i confini dei territori occupati nel 1967.

Durante una conferenza tenuta ad Amman mercoledì 21 settembre, Anis Al-Qassem ha dichiarato: “La mobilitazione americana, israeliana ed europea contro gli sforzi palestinesi alle Nazioni Unite potrebbe condurre a un tipo di intesa simile alle clausole israeliane per il riconoscimento palestinese di Israele come stato ebraico”.

Secondo l’esperto di diritto internazionale, la richiesta palestinese per una piena adesione come stato all’Onu ha “aspetti negativi più che positivi, poiché nasce dallo sforzo di nascondere i difetti della leadership palestinese, per quanto riguarda i suoi fallimenti che risalgono al 1993, ad Oslo”.

Ha aggiunto che l’Autorità palestinese ha “rimediato ai propri recenti fallimenti nel recuperare il corso del processo di pace dal suo impasse attuale e nel riempire il vuoto politico esistente, consegnando un risultato vuoto”. Al-Qassem ha ricordato un’intervista con il presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, nella quale egli affermava che i negoziati erano la sua prima e definitiva scelta. “La richiesta verrà presentata al Segretario generale delle Nazioni Unite, che potrà ritardarne l’invio al Consiglio di Sicurezza, oppure trasferirla al Consiglio stesso che potrà poi chiedere un imprecisato periodo di tempo in cui prenderla in considerazione”.

Criticando le affermazioni dei partiti dell’Anp secondo cui la parte palestinese non perderà niente nel caso la richiesta fallisse e guadagnerà circostanze più favorevoli nel caso avesse successo, Al-Qassem ha affermato: “Dichiarazioni simili mancano di saggezza politica e mettono la causa palestinese in una situazione precaria”.

Ha sottolineato che la membership all’Onu per uno stato palestinese indipendente basato sui confini pre-giugno 1967 “instaura tali confini e indebolisce la risoluzione Onu 194” la quale prevede il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi alle terre e alle case che sono stati costretti ad abbandonare durante l’aggressione sionista nel 1948, così come una compensazione. “È diritto del popolo palestinese mettere l’Autorità palestinese sotto processo in corti rivoluzionarie, per la sua negligenza verso i diritti della popolazione”.

Ha accusato gli Stati Uniti ed Israele di aver simulato irritazione verso gli sforzi palestinesi all’Onu nel tentativo di aumentare i costi di qualsiasi accordo risultante. “Un’azione riguardante il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia (2004) sul Muro dell'Apartheid e un boicottaggio dell’occupante israeliano sarebbero più utili degli attuali sforzi alle Nazioni Unite”, ha concluso Al-Qassem.

Traduzione per InfoPal a cura di Giulia Sola 

 

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