Secondo rinvio per un rapporto sugli abusi israeliani: bufera all’ONU

Richard Falk, osservatore speciale dell'ONU per i diritti umani nei Territori occupati, ha rivelato ieri le richieste di dimissioni rivoltegli dall'Autorità nazionale palestinese (Anp), dopo aver criticato l'attenzione inadeguata che l'organo palestinese ha riservato al rapporto Goldstone sui crimini di guerra.

Falk ha inoltre confermato la notizia che la delegazione congiunta Anp-Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) inviata presso l'ONU a Ginevra ha anche ritardato la presa in considerazione del suo ultimo rapporto – sulle violazioni dei diritti umani dei palestinesi da parte d'Israele – in seno al Consiglio dell'ONU per i diritti umani.

La settimana scorsa sono giunte notizie in lingua araba dell'episodio.

Secondo l'osservatore ONU, funzionari dell'Anp lo hanno incontrato il mese scorso, chiedendogli formalmente di dare le dimissioni. Il motivo: l'inadeguatezza di Falk a occupare il suo ruolo, essendo stato arrestato ed espulso dalle autorità israeliane all'Aeroporto internazionale Ben Gurion alla fine del 2008.

Tuttavia, ha commentato Falk in un'intervista, “ciò che [i membri dell'Anp] dicono per vie formali è abbastanza diverso da ciò che dicono per vie informali”, e nel secondo caso le loro affermazioni risulterebbero essere “sostanzialmente false: che la mia salute non mi permette di svolgere il mio lavoro, o che sono un partigiano di Hamas!”

Il mandato di Falk è definito in modo tale da includere solo ed esclusivamente il monitoraggio delle violazioni dei diritti umani da parte della potenza occupante – Israele – in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza; non copre quindi le azioni dell'Anp o del governo di Hamas a Gaza.

Ma Falk ha mandato in bestia Ramallah quando ha criticato pubblicamente l'Anp per aver fatto rinviare l'applicazione da parte dell'ONU del rapporto del giudice Richard Goldstone, che accusa Israele e le milizie palestinesi di aver commesso crimini di guerra durante la guerra di Gaza 2008-2009 (1.400 morti tra i palestinesi e 13 tra gli israeliani).

La decisione del presidente Mahmud Abbas (presa sotto pressioni USA) di ritardare il proprio voto sul rapporto Goldstone al Consiglio dell'ONU per i diritti umani ha scatenato una crisi politica, nonché richieste di dimissioni nei confronti di Abbas, o addirittura di scioglimento dell'Anp. Le associazioni umanitarie hanno infatti criticato fortemente Abbas, accusandolo di aver rovinato gli sforzi fatti per portare i criminali di guerra davanti alla giustizia.

Ora, dice Falk, gli uomini di Abbas hanno ripetuto lo stesso gesto nei confronti del suo report. Il rappresentante ONU dell'Anp a Ginevra, Ibrahim Khreishah, durante una delle ultime riunioni plenarie del Consiglio, avrebbe infatti avanzato una risoluzione che rinviava la discussione sul rapporto di Falk, riguardante le violazioni israeliane dei diritti umani tra marzo e giugno dell'anno scorso. La risoluzione è stata approvata all'unanimità.

Falk, esperto di legge laureatosi a Princeton, si è detto “non contento” del gesto dell'Anp, ma non progetta di dimettersi. “Ritengo che sia molto importante non soccombere a queste pressioni. (…) Dobbiamo restare indipendenti.” ha aggiunto.

Nonostante Israele non gli permetta di visitare i Territori occupati fin dalla sua espulsione, Falk assicura di stare seguendo la situazione attraverso i resoconti di ONG umanitarie di tutto rispetto che lavorano sul campo.

L'osservatore ONU ha inoltre affermato che, come nel caso del rapporto Goldstone, USA e Israele avrebbero potuto fare pressioni sull'Anp perché affondasse gli eventuali provvedimenti presi a livello internazionale sulla base del suo rapporto.

Riyad Mansur, delegato dell'Olp presso gli organi delle Nazioni Unite a New York, ha negato di essere a conoscenza di qualsiasi richiesta ufficiale di dimissioni nei confronti di Falk, o di essere stato coinvolto nella decisione di prorogare qualsiasi discussione sul suo report.

“Io chiederei spiegazioni a Ginevra sul loro modo di ragionare” ha suggerito da New York via telefono. Mansur ha anche aggiunto di essere in ottimi rapporti con Falk e di aver programmato un incontro con lui questo giovedì.

I ripetuti tentativi da parte di Ma'an di contattare la delegazione palestinese a Ginevra non hanno però ricevuto risposta.

L'evidente desiderio d'isolare Falk ha suscitato molta indignazione da parte della società civile nei confronti dell'Anp.

La cronista Nadia Hijab, membro dell'Istituto di studi palestinesi a Washington, ha scritto sul sito web Agence Global che Falk “ha subito per anni gli attacchi d'Israele. E ora, colpo di scena, è l'Autorità palestinese a togliergli ogni appoggio, con quello che è forse il peggior colpo basso che si possa immaginare.”

Nello stesso sito, Hijab riporta anche che il mese scorso, 11 associazioni umanitarie palestinesi hanno scritto all'Alto commissario ONU per i diritti umani Navi Pillay, esprimendo il loro sgomento di fronte al comportamento dell'Anp.

Secondo Hijab, la lettera delle associazioni definiva i report di Falk “dei potenti strumenti con cui sostenere i diritti del popolo palestinese.”

Sono invece 19, prosegue la giornalista, le associazioni palestinesi che si sono rivolte a Abbas criticando il trattamento riservato all'osservatore ONU, e “ricordando le ripercussioni che questo avrà sui diritti umani riconosciuti ai palestinesi a livello internazionale”.

Il ritardo imposto al rapporto di Falk ha anche attirato l'attenzione dei leader di Hamas a Gaza. Ieri, il ministro della Giustizia di Gaza, Muhammad Faraj al-Ghul, ha tenuto una conferenza stampa per denunciare lo sforzo da parte dell'Anp di “uccidere il report e fornire a Israele una copertura per i suoi crimini.”

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