Spari e scosse elettriche per i bambini palestinesi

 

Spari e scosse elettriche per i bambini palestinesi

La legge internazionale proibisce di prendere di mira i minori che non prendono parte ai combattimenti

Di Stephen Lendman

 

Il ramo palestinese di Defense for children international (Dci/Palestine) “è una delle sezioni nazionali dell'Ong/movimento per i diritti dei minori, [destinata] a promuovere e proteggere i diritti dei minori palestinesi”, recitano i princípi della legge internazionale.

Sia Dci che Dci/Palestine hanno documentato l'uso sistematico e istituzionalizzato della tortura da parte d'Israele nei confronti dei minori palestinesi – uguale a quella riservata ai loro connazionali adulti. Il Bollettino di Dci/Palestine del mese scorso aggiunge però che:

“Per la prima volta [si sono verificati] tre casi [documentati] di minori che riportano di essere stati sottoposti a scosse elettriche da parte di chi li interrogava, nella colonia di Ariel”. Ognuna delle vittime delle scosse era accusata di lanci di pietre. Nonostante le torture abbiano estorto delle confessioni, i ragazzi rimangono innocenti.

Sia il Dci che il Cpcti (Comitato pubblico contro la tortura in Israele) hanno chiesto alle autorità israeliane d'indagare sulle testimonianze in base alle quali un interrogatore della colonia di Gush Etzion “applicò i cavi della batteria di un'auto ai genitali di un 14enne, in modo da ottenerne una confessione”.

L'episodio, avvenuto lo scorso 5 agosto, coinvolse quattro ragazzi che camminavano lungo una strada usata dai coloni. All'avvicinarsi di una jeep israeliana, uno di loro si mise a salutare, “per puro divertimento”. La jeep cominciò allora a dare la caccia ai quattro, insieme ad altri veicoli che si unirono nell'inseguimento. I ragazzi furono quindi acchiappati, bendati, ammanettati e portati prima nell'insediamento di Zufin, quindi in quello di Ariel, dove uno di loro, Raed, venne interrogato.

Sebbene innocente, “la minaccia di essere torturato con le scosse” lo costrinse a confessare di aver lanciato pietre: come risultato immediato, il colono gli fece sbattere violentemente la testa contro un mobile e lo prese a pugni nello stomaco, mentre un altro gli somministrò altre scosse utilizzando un marchingegno diverso, che gli procurò tremori e giramenti di testa. La vittima dovette poi firmare una confessione scritta in lingua ebraica, che lui non capiva, e venne quindi trasferita prima al centro di detenzione e d'interrogatori di Salem, poi al carcere di Megiddo. L'incarceramento rappresentò una violazione dell'art. 76 della quarta Convenzione di Ginevra sui diritti che salvaguardano le persone detenute in regime di occupazione.

Un secondo episodio coinvolse un ragazzo di 17 anni, Malek, falsamente accusato di aver lanciato sassi e bombe Molotov. Malek venne arrestato e malmenato da una trentina di soldati, esattamente come Raed, prima di essere trasferito alla prigione di Ofer. All'arrivo, fu colpito violentemente alla testa, interrogato e minacciato di essere picchiato e stuprato se non avesse confessato. Tuttavia, durante le due ore d'interrogatorio, “negò entrambe le accuse”.

Lo scorso 15 settembre, il 13enne Khalil fu anche lui arrestato ed accusato di aver lanciato una Molotov. All'1 di notte, i soldati israeliani sfondarono le finestre di casa sua, la perquisirono e lo portarono con sé nella colonia di Ma'ale Adumin. Pur essendo innocente, anche lui venne minacciato che sarebbe stato violentato, e gli fu così estorta una confessione. Dovette quindi firmare un documento di sei pagine, tutto in ebraico, e fu rinchiuso ad Ofer.

Un episodio meno recente, avvenuto lo scorso 20 marzo, vide coinvolto il 16enne Moatasem, che si trova tuttora in stato di detenzione amministrativa senza accuse o processi nei suoi confronti; alla meglio, verrà rilasciato a dicembre. Come gli altri suoi coetanei, fu maltrattato dal momento dell'arresto all'arrivo in cella. Durante gli interrogatori, gli furono poste domande vaghe riguardo a una rivolta, degli spari e delle armi, senza ulteriori spiegazioni. Moatasem non ne sapeva niente, e lo disse. Il 25 marzo fu condannato a sei mesi di detenzione, e lo scorso 26 settembre gliene sono stati assegnati altri tre.

In media, dal gennaio 2008 al mese scorso, Israele ha tenuto prigionieri 300 minorenni palestinesi, circa il 10% dei quali dell'età di 12-15 anni. Solitamente, quando vengono inviate al Judge advocate general (o Jag, ovvero il ramo legale dell'esercito israeliano) denunce o richieste d'indagini su casi di arresti o maltrattamenti di minori, queste o non ricevono risposta, o vengono lasciate in sospeso per lungo tempo e infine respinte.

Spari ai ragazzini che raccolgono la ghiaia

In un altro contesto, Dci/Palestine ha riportato 12 episodi – verificatisi tra il 22 maggio e il 14 ottobre scorsi – che hanno coinvolto minorenni dell'età di 13-17 anni mentre raccoglievano della ghiaia nei pressi della frontiera tra Gaza e Israele. Con l'inizio dell'assedio, Israele ha proibito l'arrivo dei materiali edili, costringendo centinaia di uomini e ragazzini a frugare tra le macerie alla ricerca di ghiaia. Questa viene conservata in grossi sacchi, caricata sugli asini e infine venduta ai costruttori in cambio di cemento.

Dalle torri di vedetta, inoltre, i soldati talvolta sparano agli asini, abbattendoli. Quando prendono di mira gli operai, invece, puntano alle gambe. In alcuni casi recentemente documentati da Dci/Palestine, alcuni ragazzini hanno riferito di essere stati bersagliati nonostante si trovassero a 50-800 m dal confine.

Oltre alle testimonianze raccolte dall'associazione, un rapporto dell'Onu riporta almeno ventidue civili di Gaza uccisi e 146 feriti dai proiettili da guerra tra il gennaio 2009 e lo scorso agosto; ventisette minori sono inclusi nelle cifre.

Dei dodici casi documentati dal Dci, nove “si trovavano al limite o al di fuori della 'zona di esclusione' di 300 m unilateralmente imposta dall'esercito israeliano”. Tuttavia, in qualsiasi circostanza e senza alcuna eccezione, la legge internazionale proibisce di prendere di mira i civili disarmati. Israele, naturalmente, si fa beffe di tutte le leggi internazionali, restando impunita.

Tra il 10 e l'11 del mese prossimo, Dci/Palestine, in collaborazione con il Consiglio esecutivo internazionale e il Segretariato internazionale (con sede a Ginevra) dell'associazione, presiederà la Conferenza internazionale del minore dal titolo: “Ambiente protettivo – partecipazione attiva”, con il motto: “Insieme costruiamo per cambiare”.

Come ha spiegato la stessa Dci, “la partecipazione dei ragazzi al di sotto dei 18 anni è uno dei quattro principi base della Convenzione per i diritti del minore”. Sotto un regime di occupazione, coinvolgere questa fascia d'età diventa particolarmente importante per rivolgersi ai suoi bisogni, interessi e problemi collettivi. L'imminente incontro incoraggia e facilita quindi la partecipazione dei minori “trovando gli spazi che gliela permettono”.

– Stephen Lendman vive a Chicago. Ha contribuito a quest'articolo per PalestineChronicle.com. Per contattarlo: lendmanstephen@sbcglobal.net e per visitare il suo blog: sjlendman.blogspot.com.

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