Strangolare Gaza non renderà più sicura Israele.

Strangolare Gaza non renderà più sicura  Israele

Mona El-Farra, IMEU(Institute for Middle East Understanding), Oct 30, 2006

http://imeu.net/news/article003401.shtml

 

Come medico, piango ogni volta che un paziente muore. Ma so che morire fa parte della condizione umana. La medicina moderna non può curare tutti. Ma assistere alla morte di un malato curabile, per mancanza di medicine o di elettricità è una sofferenza che soltanto ora sto imparando a sopportare.

La Striscia di Gaza, casa mia, sta affrontando un disastro umanitario catastrofico. Non un disastro naturale, ma un disastro prodotto dagli uomini. Il milione e 400.000 Palestinesi vivono in quella che un inviato delle  Nazioni Unite ha chiamato recentemente “una prigione”. Le incursioni militari distruttive di Israele e la totale chiusura di Gaza al mondo esterno stanno strangolando la nostra fragile economia e demoralizzando la nostra società. I carri armati e i bulldozers israeliani hanno spianato le nostre case, distrutto le nostre scuole e sradicato i nostri frutteti.

Nemmeno un sacco di farina può entrare a Gaza senza l’approvazione di  Israele.

Mi confronto ogni giorno con le conseguenze di questa politica.

 

Gli amici della mia giovane figlia hanno il terrore di lasciare le loro case. Sono traumatizzati dai bombardamenti Israeliani e dal timore di poter diventare le vittime innocenti del giorno. Mentre vado a lavorare, passo davanti a mercati vuoti e a negozi con le saracinesche abbassate e vedo famiglie che cercano un po’ di cibo solo per andare avanti quel giorno.

Secondo le Nazioni Unite, tre quarti del milione e 400.000 persone di Gaza dipendono dagli aiuti per il cibo e due terzi vivono sotto il livello di povertà. Recenti sondaggi mostrano che più dell’85% soffre di depressione. Queste cifre descrivono una Gaza che non avrei mai immaginato. Viviamo sotto occupazione da decenni, ma non abbiamo mai avuto fame. I legami sociali erano forti; famiglie, vicini e amici venivano in aiuto gli uni degli altri. Dopo mesi di bombardamento militare, di chiusure e del taglio degli aiuti internazionali, la società è al limite delle proprie forze.

 

Vedo pazienti malati di cancro morire perché mancano le medicine per curarli e Israele proibisce loro di viaggiare all’estero per cure. Vedo pazienti in dialisi peggiorare sempre di più perché non abbiamo elettricità per le macchine di dialisi, dopo che Israele ha bombardato l’unica centrale elettrica di Gaza. Agonizzo nel vedere la riduzione le forniture del mio ospedale che non possono essere reintegrate a causa della chiusura e della crisi finanziaria. Sento l’artiglieria Israeliana o le mitragliatrici e so che il mio ospedale sarà invaso da feriti gravi, uomini, donne e bambini, con un  disperato bisogno di aiuto medico che noi non possiamo più offrire.

 

Non posso essere la sola a temere dove questa disperazione e questa miseria condurranno. Sicuramente altri devono domandarsi che cosa Israele spera di guadagnare nel trasformare Gaza nella più grande prigione a cielo aperto del mondo.

L’economia d’Israele è minacciata dai pescatori impoveriti di Gaza, a cui è proibito di pescare oltre le 100 yards dalla costa, o dai contadini i cui frutteti sono stati distrutti dai bulldozers? Gli Israeliani mangiano meglio sapendo che un milione di Palestinesi sono al limite della carestia? La distruzione delle infrastrutture di Gaza – le sue scuole, i suoi ospedali, le sue piccole attività commerciali – porterà a Israele una pace durevole? Uccidere i nostri bambini renderà in qualche modo più sicuri i bambini Israeliani?

Tragicamente, Israele non ha ancora capito che il suo popolo non vivrà mai in pace finchè i suoi vicini, il popolo Palestinese, soffrirà  per l’ingiustizia e l’oppressione.

Nonostante i chiari segni di crisi umanitaria e l’evidenza che Israele sta compiendo una punizione collettiva su scala massiccia, il mondo rimane prevalentemente in silenzio. I leaders mondiali parlano spesso della necessità di affrontare la crisi umanitaria in Darfur, ma sono muti di fronte alla campagna implacabile di Israele per mettere in ginocchio la popolazione di Gaza.

Forse che i Palestinesi meritano meno attenzione di ogni altro popolo oppresso o brutalizzato? E i bambini Palestinesi sono sacrificabili finchè Israele decide che così è nei suoi interessi? Particolarmente sconfortante per i Palestinesi è l’assordante silenzio dei leaders americani, che danno a Israele le armi, che Israele usa per  distruggere Gaza, e la copertura diplomatica per evitare  la vergogna sullo scenario mondiale. Sappiamo che l’America ha il potere e l’influenza, se solo lo volesse,  per  imporre limiti a Israele.

 

Noi chiediamo ai leaders americani di comportarsi secondo gli ideali americani di giustizia, di moralità e secondo i diritti umani fondamentali.  

Chiedere a Israele di permettere il rifornimento di medicinali, di materiali da costruzione e di cibo non indebolirà la sicurezza di Israele.

Insistere che Israele si astenga dal distruggere le infrastrutture e porsi come obiettivo militare le aree popolate non danneggerà le vite israeliane.

Persuadere Israele a mollare la stretta sui nostri confini e permettere ai malati Palestinesi senza speranza di cercare cure mediche all’estero non minaccerà l’esistenza di Israele.

Questi sono i passi concreti che i leaders Americani possono intraprendere per portare la pace in questa regione, sostenendo politiche  che portino alla libertà per tutti i suoi popoli.

 

Mona Al Farra è una medica impegnata nella difesa dei diritti umani nella Striscia di Gaza. Scrive sulla vita quotidiana a Gaza in http://fromgaza.blogspot.com/

 

 

Strangling Gaza will not make Israel safer

Mona El-Farra, IMEU, Oct 30, 2006

http://imeu.net/news/article003401.shtml

 

As a physician, I mourn every time a patient dies. But I know it comes with the territory. Modern medicine cannot cure everyone. But watching a patient die from a curable disease for lack of medicine or for lack of electricity is a pain I am only now learning how to endure.

The Gaza Strip, my home, is confronting a catastrophic humanitarian disaster. Not a natural disaster, but a man-made disaster. The 1.4 million Palestinians in Gaza live in what a United Nations human rights envoy recently called "a prison." Israel’s destructive military incursions and total closure of Gaza to the outside world are strangling our fragile economy and demoralizing our society. Israeli tanks and bulldozers have flattened our homes, wrecked our schools and uprooted our orchards. Not even a sack of flour can enter Gaza without Israel’s approval. I am confronted on a daily basis with the consequences of these policies.

 

My young daughter’s friends are terrified to leave their homes. They are traumatized by the Israeli shelling and fearful that they will become that day’s innocent victims. As I walk to work, I pass empty markets and shuttered stores, and witness families searching for enough food just to get through the day. According to the UN, three-quarters of Gaza’s 1.4 million people are dependent on food aid, and over two-thirds live below the poverty level. Recent polls show that more than 85 percent suffer from depression. These figures describe a Gaza I could not have imagined. Though we lived under occupation for decades, we never went hungry. Societal bonds were strong; families, neighbors and friends came to one another’s aid. Yet after months of military bombardment, closure and the cutoff of international aid, society is stretched to its limit.

 

I watch cancer patients die because we lack the medicines to treat them and Israel forbids them to travel abroad for care. I see dialysis patients growing sicker because we lack electricity for dialysis machines after Israel bombed Gaza’s only power plant. I agonize over my hospital’s dwindling supplies that cannot be replenished because of the closure and financial crisis. I hear Israeli artillery or gunfire and know my hospital will be overrun with critically injured men, women and children, in desperate need of medical attention that we cannot provide.

 

I cannot be the only one who fears where this despair and misery will lead. Surely others must ask what Israel hopes to gain by transforming Gaza into the world’s largest open-air prison.

Is Israel’s economy threatened by Gaza’s impoverished fishermen, who are banned from fishing beyond 100 yards from the seacoast, or by its struggling farmers whose orchards are bulldozed? Do Israelis eat better knowing that one million Palestinians are on the verge of starvation? Will destroying Gaza’s infrastructure–its schools, its hospitals, its small businesses–bring Israel lasting peace? Does killing our children somehow make Israeli children safer?

Tragically, Israel has still not learned that its people will never live in peace as long as their neighbors, the Palestinian people, suffer from injustice and oppression.

Despite the clear signs of a humanitarian crisis, and the evidence that Israel is committing collective punishment on a massive scale, the world is mostly silent. World leaders speak often of the need to address the humanitarian crisis in Darfur, but are mute to Israel’s relentless campaign to bring the people of Gaza to their knees.

Are Palestinians less deserving of the world’s concern than other oppressed, brutalized people? Are Palestinian children expendable so long as Israel determines that it is in its interest? Particularly disheartening to Palestinians is the deafening silence from American leaders, who provide Israel with the weapons it uses to inflict destruction on Gaza and the diplomatic cover it uses to avoid opprobrium on the world stage. We know that America has the power and influence to restrain Israel if it only chose to do so.

 

We are asking America’s leaders to live up to the American values of justice, decency and basic human rights. Calling on Israel to allow medical supplies, building materials and food to enter Gaza will not undermine Israel’s security. Insisting that Israel refrain from destroying civilian infrastructure and targeting populated areas will not endanger Israeli lives. Persuading Israel to loosen its grip on our borders and allow desperately ill Palestinians to seek medical care abroad will not threaten Israel’s existence.

These are concrete steps American leaders can take to help bring peace to this region by supporting policies that lead to freedom for all its people.

 

 Mona El-Farra is a physician and human rights advocate in the Gaza Strip. She writes about life in Gaza at http://fromgaza.blogspot.com/.

 

 

 

 

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