Testimonianza raccolta da B’Tselem.

 


Testimonianza raccolta da B'Tselem.

Wiam al-Kafarneh è rimasta gravemente ferita quando l’esercito ha bombardato la sua casa ed deceduta il giorno dopo.

Fino al 4 gennaio, io e mia moglie vivevamo con i nostri tre figli e tre figlie in una casa a due piani su Sikka Street a Beit Hanun.

Sabato 3 gennaio, intorno alle 8.30 di sera, eravamo tutti seduti a seguire le notizie sulla guerra. Abbiamo sentito degli spari fortissimi fuori che provenivano da tutte le direzioni, allora siamo andati a sederci nella stanza più a est della casa. Avevamo già preparato cibo e acqua in quella stanza, perché pensavamo che lì saremmo stati più al sicuro. Abbiamo sentito i tank avvicinarsi e all’improvviso i proiettili sono penetrati in casa. Dissi a mia moglie e ai miei figli di stare giù sul pavimento.

I bambini piangevano. Mio figlio maggiore, Wadi’a, di 17 anni, ha cominciato a leggere il Corano e a supplicare Dio di salvarci da questa guerra. Ero veramente spaventato, ma cercavo di apparire forte davanti ai miei figli. I bambini continuavano a chiedermi di portarli via da casa. Dissi loro che appena cessati gli spari, saremmo andati da qualche parte lontano dai tank.

Non c’erano combattenti palestinesi nei dintorni della mia abitazione. La casa è molto vicina al valico di Erez e la nostra zona è sempre sotto la sorveglianza israeliana. Sopra di noi c’è sempre una sonda aerostatica munita di telecamera. Quindi, siccome gli israeliani potevano constatare che non c’erano forme di resistenza, pensavo che non ci avrebbero sparato e non ci avrebbero feriti.

Il giorno dopo, il 4 gennaio, intorno alle 8.30 di sera, una granata ha colpito la nostra casa senza alcun preavviso. È caduta sulle scale interrompendo la corrente. Passato meno di un minuto, è caduta un’altra granata, questa volta nella stanza da pranzo. Abbiamo gridato tutti dalla paura. Ho detto a mia moglie e ai bambini di rimanere sdraiati sul pavimento. Dopo pochi secondi una terza granata ha colpito la stanza dove ci trovavamo. Ho sentito una forte esplosione e la stanza si è riempita di fumo e polvere. Mia moglie ha gridato “Aiuto, sono stata ferita alla gamba!”. Io mi sono accorto di essere ferito a un occhio. Chiamai i miei figli per nome, per essere sicuro che fossero ancora tutti vivi. Sentendo la mia voce, hanno cominciato a gridare. Mi sono alzato e li ho presi uno per uno, portandoli in casa del mio vicino Ahmad Nseir. Fatto questo, Hassan, il figlio di Ahmad, e io siamo tornati indietro per prendere mia moglie e portarla in casa di Ahmad.

Le rovine della casa della famiglia al-Kafarneh a Beit Hanun. Foto: Khaled al-‘Azayzeh, B’Tselem, 27 gennaio 2009.

Ho controllato i bambini. Erano stati tutti colpiti dalle schegge delle granate ed erano feriti alla testa e in faccia. Le schegge erano entrate nella testa di mia figlia di tre anni, Wiaam. Era svenuta. Le ho parlato, ma lei respirava a fatica e ha chiuso gli occhi. Mia moglie era stata ferita alla testa, in faccia, alle gambe, allo stomaco e alle mani. Sanguinava molto. I vicini mi hanno aiutato a strappare le lenzuola e le federe e a fasciare le ferite per fermare l’emorragia.

Wadi’a, che aveva riportato le ferite più lievi, e Hassan sono andati di corsa all’ospedale di Beit Hanun, a poco più di un chilometro da casa, per trovare un’ambulanza. Ci è voluta circa un’ora prima che arrivassero due ambulanze. Gli autisti dissero che erano in ritardo a causa della sparatoria in corso nella zona.

L’ambulanza ci ha portati all’ospedale di Beit Hanun, dove abbiamo ricevuto i primi soccorsi. Mia moglie, mia figlia Wiaam e mio figlio di quattro anni, Muhammad, sono stati portati all’ospedale as-Shifa‘a, a Gaza City. Da lì, Muhammad è stato trasferito all’ospedale oftalmico Nasser, perché aveva una lesione alla retina. Gli altri bambini e io stavamo all’ospedale di Beit Hanun.

Il giorno dopo anch’io sono stato trasferito all’ospedale oftalmico Nasser, perché mi sanguinava l’occhio destro. Verso le 11.00 di mattina, ho ricevuto una telefonata dall’ospedale ash-Shifa‘a: mi dissero che Wiaam era morta. Sono uscito sotto la mia responsabilità, perché i dottori si rifiutavano di dimettermi. Andai all’ospedale ash-Shifa‘a. Un’ambulanza trasportò il corpo di Wiaam all’obitorio dell’ospedale Kamal ‘Adwan.

Quello stesso giorno, mi dissero che l’esercito aveva demolito la mia casa. Avevo investito tutto quello che avevo in quella casa. Mi era costata più di 100.000 dollari. L’esercito l’aveva demolita con un bulldozer. Aveva anche schiacciato la mia auto, una Fiat Punto del 1998, e distrutto il mio pollaio di 200 metri quadri, che conteneva 1.500 galline.

Il giorno dopo, martedì, abbiamo seppellito la salma di Wiaam e io sono ritornato all’ospedale di Beit Hanun per ulteriori cure. Mentre ero all’ospedale, sono venuto a sapere che Muhammad era stato trasferito all’ospedale ash-Shifa’a. Le sue condizioni erano peggiorate ed aveva un problema al polmone. I dottori lo avevano operato per salvargli la vita.

Mia moglie è ancora all’ospedale ash-Shifa’a. Ha subìto diversi interventi e deve farne ancora, tra cui uno di chirurgia plastica al viso, a causa delle ferite causate dalle schegge.

I bambini e io stiamo ora da mio fratello Saber. Dormiamo nella stanza degli ospiti. Sebbene la nostra situazione finanziaria sia pessima, sto cercando una casa da affittare.

La nostra vita è stata distrutta. Dobbiamo ricominciare tutto da capo.

Jamal Mahmud Hassan al-Kafarneh, 42 anni, sposato con sei figli, è un allevatore residente di Beit Hanun, a nord della Striscia di Gaza. La sua testimonianza è stata resa a Khaled al-Azayzeh in casa del fratello, a Beit Hanun, il 27 gennaio 2009.

http://www.btselem.org/English/Testimonies/20090104_Army_shells_al_Kafarneh_home_in_Beit_Hanun.asp

 

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