‘Third Palestinian Intifada’. Ministro israeliano chiede rimozione del gruppo Facebook

Betlemme – Ma'anIl ministero per gli Affari diplomatici di Israele ha scritto al fondatore di Facebook, Mark Zuckerburg, chiedendo la rimozione del gruppo “Third Palestinian Intifada” dal Social Network. La notizia proviene da fonti d'informazione israeliane e ancora non si sa quale sarà il responso. 

L'amministratore del sito, intanto, ha ribadito sulla pagina del gruppo che l'approccio adottato è pacifico e coerente con gli standard internazionali per la libertà d'espressione. 

Il gruppo è stato creato nel mese in corso, e già ha raccolto 250mila membri sostenitori che chiedono l'Intifada palestinese a partire dal prossimo 15 maggio, giorno in cui si commemora la Nakba, la catastrofe palestinese del 1948, quando centinaia di migliaia di palestinesi furono espulsi dalla propria terra, derubata per la fondazione dello Stato di Israele. 

La rivolta palestinese del 15 maggio ha promesso sul Social Network l'innesco di proteste pacifiche davanti alle ambasciate israeliane per chiedere la fine dell'occupazione della Palestina. 

Negli ultimi 30 anni, i palestinesi hanno lanciato due “Intafada”, la prima nel 1987 e la seconda nel 2000. 

“Dopo quella tunisina, egiziana e libica, è tempo per un ritorno dell'Intifada palestinese, contro l'ingiustizia, le divisioni e la corruzione”. Così aveva scritto l'amministratore del gruppo. 

Nella lettera all'amministratore di Facebook, il ministro israeliano per gli Affari diplomatici e della Diaspora, Yuli Edelstein, ha sottolineato che “esiste una netta differenza tra la libertà d'espressione e quella all'incitamento”. 

La lettera è stata recapitata subito dopo l'approvazione dal parlamento israeliano (Knesset) di una nuova legge con la quale si mette al bando qualunque manifestazione diretta a commemorare la Nakba, data storica in cui oltre 1 milione e mezzo di palestinesi furono espulsi dalla Palestina, poi Stato di Israele. Nel 1948, 300mila furono espulsi da Gerusalemme est e, da allora, la Nakba segna una fase cruciale nella storia dei palestinesi. 

Una pagina Facebook può essere rimossa secondo diversi criteri, come nei casi in cui vengano pubblicati contenuti inneggianti all'odio, attacchi personali, violenza o vi siano altri comportamenti offensivi. 

In uno degli ultimi messaggi pubblicati dal gruppo è stato dichiarato: “Esistono migliaia di pagine su Facebook inneggianti alla rivolta contro sistemi e leggi oppressivi ovunque”. 

“Se questa pagina – tra l'altro quella maggioritaria tra i palestinesi su Facebook – dovesse essere chiusa, allora a tutte le nazioni del mondo si svelerebbe il vero volto nascosto dell'amministrazione di Facebook”, ovvero “una sorta di Grande fratello israeliano”.

(Foto: Ma'an News Agency).

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