Lo shaykh Sabri e l’on. Mansur: due voci contro l’ipotesi dei due stati

Gerusalemme – Pic. Lo shaykh Ekrema Sabri, predicatore e maggior autorità islamica della Moschea di al-Aqsa, ha denunciato l'inapplicabilità e l'illusorietà della nota soluzione dei due stati per il conflitto israelo-palestinese. Rivolgendosi ai fedeli riuniti nella moschea per la preghiera del venerdì, Sabri ha sostenuto che una simile soluzione renderebbe l'occupazione più stabile, e servirebbe inoltre a convincere i paesi arabi a normalizzare le loro relazioni con Israele.

Lo shaykh ha anche ricordato come l'espansione coloniale israeliana sia in crescita e non lasci nemmeno un po' di terra in Cisgiordania per un eventuale stato palestinese.

È stato quindi ribadito il rifiuto allo scambio di terre fra le due entità politiche e all'accantonamento del diritto al ritorno di milioni di rifugiati, senza il quale nulla resterebbe ai palestinesi.

A sua volta, l'on. Yasser Mansur ha dichiarato ieri a Pic che la soluzione dei due stati significherebbe un riconoscimento d'Israele in quanto “stato ebraico”: una strategia che lo stesso Mansur ha definito “sionista per eccellenza”.

Il politico ha poi tacciato d'inutilità gli incontri e i negoziati tra Mahmud 'Abbas, ex presidente dell'Anp, e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, evidenziando come essi comportino solo altre perdite per la causa palestinese.

Mansur, recentemente rilasciato dalle carceri israeliane, ha anche chiamato alla fine immediata dello stato di divisione politica tra le fazioni in Palestina.

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