Analisi: ‘l’Intelligence israeliana ha sostenuto l’accordo di scambio dopo il proprio fallimento’

Al-Majd. La posizione dello Shabak e del Mossad (Intelligence interna ed estera israeliana) hanno esercitato una certa influenza sul capo di governo di Israele spingendolo a firmare l'accordo per la liberazione di un migliaio di prigionieri palestinesi.

Tra i principali architetti dell'accordo figurano il presidente dello Shin Bet (Shabak) Yoram Cohen, il ministro della Difesa Ehud Barak, il capo di Stato maggiore Jants Staff e il presidente del Mossad Tamir Pardo.

Diversi analisti hanno sottolineato che “i due apparati d'Intelligence hanno sostenuto l'accordo in seguito al proprio fallimento nell'individuare il luodo di detenzione del caporale israeliano nelle mani della resistenza o anche nello scoprire dettagli dell'operazione denominata “al-Wahm al-Mutabadded (l'illusione svanita) (*)”.

Un esperto di sicurezza israeliano afferma cheJants e Cohen avevano ammesso di recente di non aver avuto la minima possibilità di proporre al governo un piano operativo e pratico per liberare Gilad Shalit”.

L'esperto ha osservato che l'Intelligence sionista aveva intensificato la sua attività nell'ultimo periodo per cercare di scoprire il nascondiglio di Shalit, ma 'avendo fallito, si è dovuto ricorrere ad altri metodi'”.

Altri hanno affermato che “il consenso dello Shin Bet e del Mossad per l'accordo di scambio sia stata la dimostrazione che i due apparati avevano ormai la certezza di non poter lanciare un'operazione militare di commando per recuperare Shalit”.

“E' chiaro che entrambi gli apparati hanno sostenuto Netanyahu perché convinti della scarsità delle informazioni a disposizione su Shalit o altra indicazione utile al suo ritrovamento”.

Esaminando tutte le alternative che avrebbero portato alla liberazione di Shalit, i due responsabili dell'Inteligence israeliana hanno raggiunto la  conclusione che  “l'unico modo per liberarlo sarebbe stato un accordo di scambio di prigionieri”.

Barak ha adottato questa conclusione dopo aver esaminato i dettagli, e ha raccomandato a Netanyahu di adottare il principio che fu di Yitzhak Rabin a suo tempo, secondo il quale “se non vi è alcuna possibilità di condurre un'operazione militare per liberare i prigionieri, allora il rilascio dovrà avvenire per mezzo di un accordo con il quale si preveda pure il rilascio di 'terroristi'”.

Il ministro della Difesa Ehud Barak ha avuto un ruolo cruciale nel convincere Netanyahu ad accettare l'accordo, il cui documento, a differenza delle passate esperienze, questa volta ha ottenuto la ratifica di Netanyahu e il supporto del presidente della Shin Bet Cohen e del capo del Mossad Tamir Pardo.

* Nome dato all'operazione militare con la quale, nel 2006, la resistenza palestinese uccise due soldati israeliani a sud di Gaza (Rafah), ferendone altri cinque e catturando il caporale Gilad Shalit.

(Foto: Al-Majd).

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