Caccia al capro espiatorio, incursioni a Gaza.

Da www.ilmanifesto.it del 23 agosto.

Caccia al capro espiatorio, incursioni a Gaza
Annalena Di Giovanni
Sarebbero stati gli anni di operazioni contro i palestinesi a rovinare l’efficienza delle truppe israeliane; le stesse operazioni a Bint Jbeil, ad esempio, in seguito alle quali le truppe israeliani si erano inspiegabilmente ritirate, perdendo terreno, sarebbero state gestite sulla falsariga dei blitz nei Territori occupati, condotte per portare avanti omicidi mirati o arresti con tutta la calma di anni ed anni di occupazione, passati ed a venire.
A dirlo sarebbe Ze’ev Schiff, opinionista per conto di Haaretz, quotidiano israeliano. Secondo Schiff quindi non sarebbe stato tutto dovuto agli ordini confusi ed incomprensibili dei comandanti, come sostengono le ormai centinaia di soldati che chiedono le dimissioni dei propri alti ranghi militari. E ancora: la guerra non è andata così bene perchè Tsahal era abituato ad armare i propri uomini per battersi contro nemici forniti di poche armi leggere e razzi artigianali con quattro km di gittata, non certo gli anticarro usati da Hezbollah,per questo non ci si è posti il problema di equipaggiare e proteggere appropriatamente i propri uomini. Idem per i comandi, formatisi nei Territori occupati palestinesi
Sul perchè i sofisticati sistemi di intercettazione dei razzi approntati per proteggere città come Tel Aviv non siano stati usati per proteggere la popolazione perlopiù araba del nord, però, nessuno ancora si esprime.
Schiff non è l’unico ad assolvere gli ufficiali israeliani. C’è chi dice che sia andata bene al generale Dan Halutz, inquisito per i propri movimenti finanziari anzichè per la conduzione della guerra. E non è l’unico a schivare per ora le inchieste. Il premier Ehud Olmert era di nuovo nei guai. Stavolta, seri: perchè la coalizione al governo da quattro mesi, formata da Kadima e laburisti, rischia di sciogliersi. Ma non per la mai chiarita dichiarazione e condotta della seconda guerra libanese, o per il mancato rispetto del proprio programma elettorale: stavolta sono stati i troppo elevati costi a portare l’accordo fra Kadima e laburisti alla deriva. Infatti il piano di spese militari e risarcimenti al nord promosso da Olmert, personalmente recatosi in loco nei giorni scorsi nelle zone colpite dai razzi katiusha di Hezbollah durante i 33 giorni di guerra contro il Libano, non è affatto piaciuto agli alleati laburisti, quale che fosse la posizione del loro capo e ministro della difesa Amir Peretz.
Nel frattempo non sono poche le spinte interne alla Knesset per approfittare della confusione politica creatasi. L’inchiesta giudiziaria sulla condotta della guerra, negata per ora da Kadima e affossata da Peretz con un mini-commissione interna alla difesa, sta diventando il cavallo di battaglia per chi cerca di riguadagnare il vuoto politico che potrebbe crearsi. E se Benjamin Netaniahu, del Likud, si mostra così sensibile alle proteste di piazza dei soldati invocando una commissione di inchiesta, ecco che nientemeno che Moshe Yaalon, ex comandante dell’esercito israeliano assentatosi negli Usa dopo una polemica sul disimpegno da Gaza promette di «scendere in campo» entrando in politica fra le fila del Likud. Uno spettro non da poco, perchè è sempre alto in Israele l’ascendente politico dei vecchi generali distintisi sul campo di battaglia.
Nel frattempo non ci sono tregue per i palestinesi, che ieri hanno subito incursioni sia nella Striscia di Gaza (nella quale sono morti tre militanti del Jihad islamico, l’unica fazione palestinese che non aderisce alla tregua) sia in Cisgiordania.

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