Gli aiuti alla Palestina aumentati del 200%. Cresciuti anche povertà e debito pubblico

Ramallah – Wattan. Il centro di ricerca “Beisan” ha pubblicato un rapporto sugli aiuti che dall'estero vengono destinati al popolo palestinese occupato da Israele.

“Tra il 1998 e il 2008, il volume degli aiuti esteri è salito al 200%, senza tuttavia aver prodotto un miglioramento nelle condizioni di vita dei palestinesi, i quali continuano a vivere in una situazione di povertà. Allo stesso modo il debito pubblico palestinese risulta essere aumentato”.

Nel rapporto si afferma che “nel 2008, il dato pro-capite degli aiuti ai palestinesi ha superato di sette volte gli aiuti destinati ad altri Paesi come Egitto, Giordania, Yemen, Congo, Haiti, Nepal e Libano”.
In quell'anno, quindi, i palestinesi hanno ricevuto sette volte quello che ricevevano i cittadini di questi Stati.

Il rapporto inversamente proporzionale tra aiuti e situazione economica dei palestinesi è dovuto al mancato investimento in progetti di sviluppo reali e sostenibili. A catena, si sono innescati effetti devastanti sulla capacità delle istituzioni e del governo fino a congelare il pagamento degli stipendi ai propri dipendenti. Al contrario, questi hanno proceduto a fare tagli alla spesa pubblica, a partire dal settore sociale.

In dieci anni – dal 1998 al 2008 – gli aiuti sono aumentati del 200,46%. I palestinesi quindi hanno ricevuto ingenti aiuti, senza registrare, tuttavia, tassi di crescita pari a quelli raggiunti da altri paesi che con gli aiuti dall'estero hanno investito in programmi per uno sviluppo sostenibile.

L'elevato dato sugli aiuti pro-capite non si è riflettuto nel bilancio palestinese dell'Autorità nazionale (Anp) la quale, al contrario, ha dovuto affrontare un costante deficit che ha cercato di risolvere con i tagli agli stipendi.
Di fianco all'incapacità interna di investimento (tagli agli stipendi e al sociale), il flusso di aiuti dall'estero non ha contribuito a ridurre la povertà.

Gli anni 2006, 2007 e 2008 sono stati il periodo di maggior affluenza di aiuti dall'estero verso la Palestina occupata. I dati pro-capite in dollari:
– nel 2006 391,8;
– nel 2007: 488,6;
– nel 2008 685,5.

Nonostante questi finanziamenti, il debito pubblico è lievitato del 100% passando da un miliardo a 2 miliardi di dollari.

Per fare un esempio della bilancia di aiuti: nel 2008 i paesi summenzionati avevano ricevuto una somma pro-capite pari a 550dollari, mentre, nello stesso anno, i palestinesi ricevevano 685,5 dollari pro-capite. E' stato allora che si è registrato l'aumento del 200,46% (dal 1998 al 2008).

Tutto ciò si traduce con una dipendenza sempre maggiore dall'estero per i palestinesi in termini assistenziali.

Se si affrontano i tassi sulla povertà (2004-2008) mettendoli a confronto con il volume di aiuti stranieri, si vedrà la loro ininfluenza sulla lotta alla povertà.
A tal riguardo, si veda la tabella qui sotto, dove sono raffigurati gli indicatori di povertà e i dati pro-capite sugli aiuti dall'estero per ciascun anno (2004-2008):

Anno Tasso di povertà Dato pro-capite aiuti dall'estero
2004 25,4 323,0
2005 24,3 312,2
2005 24,0 391,8
2007 31,2 488,6
2008* 26,1 685,5

*Sebbene nel 2008 sia aumentato il tasso di aiuti dall'estero, il tasso sulla povertà tra i palestinesi è del 26%.

Per gli autori del rapporto, “la tendenza qui esposta è destinata a ripetersi, quindi il tasso di povertà crescerà ancora tra i palestinesi, se si continuerà a puntare su progetti che non soddisfano la realtà, quindi che ad essa non rispondono, ovvero quella di una vita condotta sotto l'occupazione israeliana”.

In sede istituzionale questi aiuti vanno alla sicurezza (30-40%). Israele spende il 7,7% del proprio bilancio per la stessa voce di spesa!

Negli ultimi quattro anni, inoltre, i programmi di riforma condotti con i meccanismi europei per i quali gli aiuti sono stati versati direttamente a favore dell'Anp, hanno usurpato risorse e campi di lavoro alle Ong per agevolare la gestione di detti progetti in ambito privato.

Eiyad ar-Rihai, ricercatore tra gli autori del rapporto, ha osservato come, “centinaia di milioni di dollari di aiuti esteri stati versati a favore delle amministrazioni di agenzie e istituzioni internazionali per un valore che si aggira tra il 13 e il 20% dell'intero budget del progetto. Alcune di queste realtà, inoltre, rivolgono maggiore attenzione al reclutamento di esperti e consulenti dall'estero il cui valore è doppio di quello del personale locale”.

Esistono poi altre questioni. In tempi recenti, le istituzioni internazionali si sono fatte promotrici ed esecutrici dirette di progetti per la realizzazione di grandi opere, come la costruzione di strade e infrastrutture, attingendo dai fondi destinati agli aiuti. Il dato fornito dalla Banca Mondiale, secondo il quale gli aiuti sono aumentati del 65%, va letto nel contesto di questi progetti.

Tra le raccomandazioni del rapporto, si invitano le parti – Anp, beneficiari e società civile – ad avviare un dialogo sui reciproci interessi, ma soprattutto per affrontare reali possibilità di sviluppo sostenibile.

Per contenere l'assistenza ai palestinesi in termini di povertà e disoccupazione e, nella migliore delle ipotesi, per creare lavoro in loco.

(Nella vignetta in alto: “Il cittadino prima di ricevere gli aiuti dall'estero“. In quella in basso: “Il cittadino dopo aver ricevuto gli aiuti dall'estero“. Wattan).

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