Intervista a Mohammad Awad, segretario generale del Consiglio dei Ministri.

Intervista a Mohammad Awad, segretario generale del Consiglio dei Ministri. "La posizione del primo ministro italiano è positiva, e benvenuta da parte del governo palestinese. Speriamo che l’Italia possa influenzare l’Unione Europea per togliere l’embargo e l’isolamento  del popolo palestinese.

 

Il popolo palestinese, in questi giorni, vive una forte crisi economica dopo l’annuncio dell’Unione Europea di congelare tutti gli aiuti diretti a causa del rifiuto del nuovo governo palestinese di riconoscere Israele e di abbandonare la lotta armata. Circa 165 mila dipendenti non hanno ricevuto gli stipendi dei mesi di marzo e aprile dopo che Israele ha bloccato i trasferimenti delle tasse e dei dazi all’amministrazione palestinese (cifra che ammonta, mensilmente, a 55 milioni di dollari).

Per discutere di questi argomenti abbiamo incontrato il professore Mohammad Awad, segretario generale del Consiglio dei ministri palestinese.  

Come giudica la situazione dell’attuale governo rispetto al fatto che non è in grado di far arrivare i soldi al popolo palestinese? E quali sono le alternative per quanto riguarda gli stipendi dei dipendenti? 

Il popolo palestinese vive situazioni di chiusura da decenni. La chiusura è partita prima della formazione dell’ANP. Anche il governo palestinese è vittima di questo boicottaggio.  Chi pratica la pressione sul popolo palestinese e sul governo intende ottenere vittorie politiche. Tuttavia, si deve dividere l’obiettivo politico da quello economico, perché il secondo implica il sostentamento del cittadino palestinese. Questo aumenta la durezza e la fermezza della risposta del popolo palestinese e non ne piegherà la volontà, perché i principi palestinesi non sono soggetti a trattative. 

Per ciò che riguarda il ruolo del presidente Mahmoud Abbas, abbiamo notato che esiste una qualche separazione tra l’attività della presidenza e del governo: Mahmoud Abbas ha infatti visitato alcuni paesi europei ma non si è fatto accompagnare da nessun ministro del nuovo governo. Cosa ne pensa? 

Anche in passato il presidente dell’ANP usciva senza farsi accompagnare di suoi ministri. Quindi, è tutto normale. In futuro penso che qualche ministro si unirà alla delegazione della presidenza ( e questa è una delle richieste del presidente).  

Ci sono stati incontri degli esperti internazionali a Brussels per decidere la questione degli stipendi di tutti gli impiegati? Il governo ha avuto contatti diretti o indiretti con i donatori? 

Non ci sono contatti diretti, ma solo tramite la stampa e per lettera – dove si è cercato di chiarire la difficoltà create dall’embargo. E’ infatti necessario che tutti sappiano che il discorso economico e il boicottaggio imposto sul popolo palestinese non sono mezzi accettabili dal governo.Qualsiasi questione politica deve essere discussa a tavolino e deve essere presentata in maniera chiara, riconoscendo i diritti del popolo palestinese e le regole internazionali. 

Secondo lei, le dichiarazioni del presidente francese Jacques Chirac in merito alla sua collaborazione con la Presidenza dell’ANP e il suo invito a creare una cassa internazionale, non rappresentano un modo per isolare il governo palestinese eletto, e la conferma del suo non riconoscimento? Cosa ne pensa? 

Il governo palestinese è una realtà, ed è stato eletto dal popolo palestinese. La questione del suo riconoscimento è relativa, la cosa importante è l’accordo di collaborazione per tutelare gli interessi generali e particolari del popolo palestinese. Se l’Unione Europea,  Francia compresa, vogliono appoggiare il popolo palestinese, noi diamo il benvenuto a qualsiasi aiuto, ma finora non abbiamo ricevuto nulla.

Per quanto riguarda la delinquenza e la diffusione delle armi nella piazza palestinese, può essere un primo segnale dell’incapacità del governo di mantenere la sicurezza interna?

 

La delinquenza e la mancanza di sicurezza durano da anni, se ne rende conto ogni cittadino palestinese, e questo accade da prima dell’attuale governo , prima delle ultime elezioni. Non c’è legame tra l’assenza di sicurezza e il governo. Anzi, esiste un cambiamento positivo nel lavoro della polizia e degli organi di sicurezza in generale, anche se non è al livello necessario. Speriamo che in tempi brevi il cittadino palestinese possa sentirsi più sicuro.

 

Rapporti con “Israele”, accordi siglati dal passato governo, come vi comporterete? E’ presente nelle vostre agende il riconoscimento di Israele?

 

La questione dei rapporti con Israele nel periodo attuale è già stata chiarita in diverse occasioni dal Primo Ministro:  non ci sono problemi per il contatto diretto laddove deve semplificare la vita quotidiana del popolo palestinese, ma quanto a discutere di qualsiasi questione, devono esserci delle basi, dei preparativi. La domanda è: Israele, il mondo occidentale e l’America sono pronti  a riconoscere i diritti del popolo palestinese? Sono d’accordo a liberare i nostri prigionieri e a applicare le leggi internazionali? 

 

Perché non riconoscete l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina come unico rappresentante del popolo palestinese?

 

 L’Organizzazione per la Liberazione della Palestina è una realtà, e l’accordo di marzo del Cairo era chiaro su questo argomento: l’Olp ha bisogno di riorganizzazione e miglioramento. Da questo accordo è passato più di un anno ed è necessario che le parti in causa lavorino per ricostruirne la struttura affinché possa contenere al suo interno tutti i movimenti palestinesi presenti nelle piazze. 

Qual è la vostra posizione in relazione alla Presidenza che ha ridotto i poteri all’attuale governo?

 

È necessario che il governo assuma il suo incarico in modo completo come è stabilito nella legge. La costituzione dà al governo un ampio potere, anche se esistono divergenze tra il presidente e il governo, è al lavoro un comitato che le sta studiando per affrontarle. 

 

Dalla Turchia, qualche giorno fa, Mahmoud Abbas ha fatto intravedere la possibilità di licenziare il governo. Queste dichiarazioni possono essere un segnale di scontro tra le due istituzioni?

 

Non credo, se la base è la costituzione. Essa dà al presidente diversi diritti in differenti ambiti, e noi la rispettiamo. Tuttavia bisogna trovare un accordo per uscire da questa fase attraverso l’unità na
zionale, perché senza unità non avremo futuro. La collaborazione tra il presidente e il governo deve tenere conto dell’interesse del popolo palestinese e non solo della costituzione e della legge.

  

La Siria ha dato pieno appoggio e collaborazione al governo palestinese. Quali sono le sue intenzioni, secondo lei?

 

E’ un governo arabo e islamico e, di conseguenza, qualsiasi collaborazione è la benvenuta. Deve essere naturale per la nazione araba appoggiare la questione palestinese. Quella della Siria, tuttavia, è una posizione originale e nello stesso tempo obiettiva. Questo deve essere l’esempio di appoggio da seguire per la nazione araba. Invitiamo i governi arabi a sostenere il popolo palestinese in questa sua crisi affinché raggiunga i suoi obiettivi.

 

Quale sono i vostri rapporti con i governi europei?

 

Invitiamo i paesi europei ad aprire il dialogo diretto con il governo per chiarire le posizioni in maniera corretta e diretta e non in base a quello che viene trasmesso dai media, che tante volte cercano di danneggiarne l’immagine. Secondo me, nel contatto diretto tra il governo e i paesi dell’Unione Europea si potrà chiarire tutte quelle questioni che possono essere arrivate in una forma distorta e non chiara.

 

Come guardate alle posizione del nuovo primo ministro italiano, credete che l’Italia appoggi il governo palestinese?

 

 La posizione del primo ministro italiano è positiva. Il nostro Premier ha già telefonato a Romano Prodi per fargli gli auguri e per ringraziarlo per la sua posizione. Noi speriamo che l’Italia possa influenzare l’Unione Europea e convincerla a togliere l’embargo al popolo palestinese. Speriamo abbia un un ruolo politico nel risolvere la questione palestinese, lasciando un’impronta in questo senso.

 

Vuole lanciare un appello ai popoli europei?

 

È necessario che essi guardino la sofferenza del popolo palestinese da più vicino, cioè con un contatto diretto. Conoscere i problemi del popolo palestinese e le tante pressioni che vengono praticate contro di lui, conoscere le leggi internazionali che hanno confermato, in numerose risoluzioni, i diritti del popolo palestinese, il diritto al ritorno. Queste risoluzioni non sono state mai applicate a causa dell’arroganza della controparte israeliana. La EU deve sapere che ha un ruolo importante nella risoluzione di questo problema. 

 

La televisione Giordana ha trasmesso le fotografie delle armi, e At-Tayeb Aberrahim, segretario generale della presidenza, ha chiesto al governo di condannare questo fatto. Esiste una posizione più precisa da parte del governo verso questa questione?

 

Il nostro governo mantiene la sua posizione di non ingerenza negli affari interni di qualsiasi paese arabo e ha a cuore la loro sicurezza. Per affrontare questo caso specifico, il governo ha proposto l’invio del ministro degli Esteri in Giordania: è necessario analizzare la questione e superare questa crisi. Noi stiamo aspettando la risposta della Giordania a questa nostra richiesta, perché per noi gli interessi del popolo giordano e quelli palestinesi sono gli stessi. I due popoli sono come un unico popolo. Noi stiamo attenti a mantenere un buon rapporto con la Giordania e con gli altri paesi arabi. Lancio dunque un invito affinché la collaborazione sia orientata a tutelare gli interessi degli arabi tutti. 

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