Striscia di Gaza, la Marina israeliana rapisce attivista italiano insieme a pescatori palestinesi e altri attivisti internazionali.

Italia – Infopal, martedì 18 novembre ore 20.
Vittorio Arrigoni ha telefonato alla sua famiglia e ha comunicato che sono rinchiusi nel carcere dell’aeroporto, in tre celle separate.
Sono stati colpiti con le pistole che sprigionano scariche elettriche e poi immersi in acqua.
Attendono l’arrivo di due avvocati e del Console italiano Felip.
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Gaza – Infopal. Questa mattina, al largo delle coste di Gaza, la Marina israeliana ha attaccato pescatori e attivisti dell’International Solidarity Movement. Le navi da guerra hanno circondato diverse barche da pesca, sequestrando 14 pescatori e 3 attivisti internazionali.
Tra i pacifisti arrestati, Andrew Muncie, Darlene Wallach (Usa) e Vittorio Arrigoni.
Sono state informate del rapimento le ambasciate della Gran Bretagna, degli Stati Uniti e dell’Italia. I pescatori stavano pescando a 7 miglia al largo delle coste di Deir Al Balah, in acque gazesi.
Il Free Gaza movement invita a telefonare al ministero della Giustizia israeliano e a protestare contro queste azioni illegali da parte dell’Esercito israeliano: +972 26 46 66 66
Ogni giorno, diversi pacifisti internazionali accompagnano in mare i pescatori palestinesi per proteggerli dalle aggressioni israeliane.
La Marina israeliana bombarda quotidianamente le piccole imbarcazioni dei pescatori usando proiettili veri e cannoni che sparano acqua contaminata da escrementi e pericolose sostanze chimiche.
Va ricordato che la pesca costituisce la base dell’alimentazione giornaliera per gran parte della popolazione assediata e che ostacolarla costituisce una violazione della legalità internazionale – che permette ai pescatori di spingersi al largo delle coste gazesi – e un crimine contro l’umanità.
Da agosto di quest’anno, quando giunse al porto di Gaza la prima imbarcazione del Free Gaza movement, gli attivisti rimasti nella Striscia accompagnano quotidianamente in mare i pescatori palestinesi, svolgendo un ruolo di "deterrenza" nei confronti di bombardamenti più devastanti e della pratica dei rapimenti compiuta dagli israeliani, e di monitoraggio. I video e le foto degli attacchi israeliani, infatti, finiscono su internet denunciando al mondo una politica criminale taciuta dai mezzi di informazione occidentali.
Evidentemente, Israele si è stufato di aspettare che i pacifisti lascino la Striscia e ha deciso di convincerli con la forza ad andarsene per avere arma libera contro gli innocenti pescatori. Poiché non vuole "testimoni" di fronte alle violenze quotidianamente compiute a Gaza, ha anche proibito ai giornalisti l’ingresso nella Striscia.
Come le "tre scimmiette" che non vedono, non sentono e non parlano, la comunità internazionale volta la faccia dall’altra parte. Anzi, acclama Israele come "unica democrazia del Vicino e Medio Oriente", come la Civiltà in mezzo alla barbarie. La barbarie di chi?

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